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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   L'AMOUE DEIi PETRARCA.
   507
   E di pensiero in pensiero, di dolore in dolore, ecco il suo spirito riprecipitare nelle tetre immagini ascetiche; eccolo rimproverarsi che per essa si è allontanato da Dio; e martellare sè medesimo ripetendosi che la vita è breve e la morte certissima, e parlare del veleno della lasciva voluttà, e della sozzura del femmineo corpo, foeminei corporis foeditatem, egli che adorava
   Le bionde trecce sopra '1 collo sciolte...
   E le guance ch'adorna un dolce fuoco (1),
   Egli che sognava l'angelico seno (2).
   Dovremo noi meravigliarci di questo? Io credo di no, se ci ricordiamo quello che abb.amo studiato del carattere del Petrarca; se ripensiamo alle contraddizioni continue di lui, a quell'incessante e tormentoso combattimento in cui abbiamo veduto dibattersi il suo spirito.
   Anche Laura, anche questo che è il più dolce e il più sorridente fantasma della sua vita, e di cui porta con sè sempre e dovunque il ritratto (3); anch'essa la donna che lo rapisce e lo imparadisa, e per la quale la sua lira trova cosi soavi melodie, anch'essa a quando a quando si tramuta in fantasma pauroso, che lo atterrisce, che io minaccia nella sua eterna salute. Egli vorrebbe poterla amare come s'ei fosse un serafino; e si ribella contro la propria umanità, e si sdegna di doverla amare umanamente ; e accusa se stesso, e accusa lei, e accusa tutti, nell'enfasi penosa della propria impotenza angelica.
   Ma badiamo però: anche codesto sentimento profondo di amore e di dolore, di speranza e di disinganno, di fede e di dubbio; anche codesto sentimento che lo immedesima a Laura, e che fa di lei (come nelle vere passioni) un oggetto di desiderio e di odio al tempo stesso; non è nel Petrarca permanente, fisso, costante; non si è abbarbicato all'anima sua, non è esclusivo; non è, come il pensiero di Leopardi, il
   Dolcissimo, possente Dominator di sua profonda mente.
   È questo il carattere che manca alla sua passione, per farne qualche cosa di veramente grande. Egli non sta fermo col cervello e col cuore in quel pensiero, in quell'affetto, in quella immagine; non ha l'idea fissa e terrioile, che brucia le viscere, che consuma la vita, e che crea al tempo stesso tanti tesori di poesia.
   Egli si divora il cuore, ma se lo divora non per un oggetto solo, ma per molti. Oggi desidera quello che domani disprezzerà; ad un amore reale succederanno domani le illusioni del suo platonicismo, e questo si confonderà coi suoi slanci ascetici, e questi ancora colle sue reminiscenze pagane ; e le reminiscenze pagane colle aspirazioni all'ideale; all'ideale di Roma, dell'Italia, dell'arte, a tutti gli ideali che gli balenavano nella mente, e dietro ai quali correva spossandosi e ritornandone sempre bagnato di pianto.
   E da tutto questo poi egli si distrae facilmente. Mentre lo credete seppellito tutto in un pensiero, lo sorprendete che sembra essersene affatto dimenticato.
   Tre soli anni dopo aver conosciuta Laura, nel 30, se ne allontana per andare a Lombez dall'amico Giacomo Colonna, ed ivi, egl; scrive, « passai divinamente l'estate, « aestatem prope coelestem », in tale giocondità di vita, che non posso rammentarla senza sospirarne per desiderio » : « ut semper tempus Illud memorando su-
   (1) Canz.: In quella parte dov'Amor mi sprona
   (2) Canz. : Chiare, fresche e dolci acque.
   (3).... «aliam fictam, illustris artificis ingenio quaesivisse, quam tecum ubique eir™ cumferens haberes » .... Secretum, pag. 357.