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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   L'AMOUE DEIi PETRARCA.
   503
   lo invitano ai lieti ritrovi; quando, come egli medesimo scrive: « l'amica mi assedia la porta, e più la scaccio più torna, e veglia tutta la notte in agguato » (1). È vero che dal quarantesimo anno in poi dice di aver vissuto nella più assoluta castità (2); ma ad ogni modo noi abbiamo qui prove chiare, sicure, lampanti delle tendenze del Petrarca; e con tali tendenze il credere ad una completa platonicità del suo amore, sarebbe assurdo, sarebbe ridicolo; equivarrebbe anzi a dire che esso non fu un sentimento vero, forte, profondo, ma un pretesto per comporre dei versi-equivarrebbe a togliere al Petrarca ogni merito come pittore sovrano dei tumulti che gli agitavano il petto, per ricondurlo alle modeste proporzioni di un trovatore, che fa dell'arte più un giuoco di spirito che una effusione di sentimento.
   Laura ha una realtà soggettiva ed oggettiva: è una donna vera, è una donna dietro alla quale il cuore dell'uomo e del poeta ha lungamente spasimato.
   Però essa è donna e anche dea al tempo stesso; ha le qualità umane, ed è amata come cosa umana; ma ancora è contemplata come cosa celeste. Sulle belle membra desiderate, il poeta vede spuntare le ali dell'angelo; il cupido sospiro dell'amante, si confonde colla preghiera del devoto; le braccia che vorrebbero distendersi desiderose ai dolci amplessi, si ripiegano sul petto contrito in atto di adorazione.
   La donna che non abbia attorno al capo quest' aureola divina, questo irradiamento angelico, questo fulgore di cosa sovrumana, non è ancora nulla per il poeta. Dante non ricorda mai Gemma Donati, nè mai il Petrarca la povera madre dei suoi due figliuoli, che era forse l'importuna amica che gli assediava la porta, la sventurata, cólta in un momento di ebbrezza, e rigettata poi come un peso, e come un peccato.
   L'amore nei Petrarca è un fatto complesso: R compiace ancora, ni parte, deìle generalità delle poesie trovadoriclie ; ma insieme ci è come amalgamata, come fusa la forte realtà della poesia popolare; discende con Cino da Pistoja nelle analisi psicologiche; e s'innalza con Dante alle aeree spiritualità; è mezzo reale e mezzo simbolico; mezzo terreno e mezzo celeste; la sua donna gli è simbolo, ma quel simbolo è anche donna vera ; la sua donna gli insegna col dito la via del cielo, ma egli l'ama stando sulla terra; essa si ravvolge in una nuvola di incenso di mezzo alla quale apparisce al poeta come una visione celeste , ma l'uomo squarcia quella nuvola e la rivede e Ja desidera donna.
   L' amore nel Petrarca è (come fu tutta intera la sua vita) un combattimento ed una contraddizione continua.
   Partiamo da un fatto capitale. Ricordiamoci di quella lettera, dì cui già ho parlato, dove racconta la sua salita sul Monte Ventoso, e i pensieri che gli agitavano lo spirito. Codesta lettera è del 1335; ed egli aveva incontrata Laura nel 27. Non erano corsi che otto anni, ed il Petrarca doveva essere allora nel maggior bollore della sua passione, come era nel fiore della sua giovinezza.
   Ebbene, in codesta lettera egli parla anche del suo amore; e come ne parla?
   Dimentichiamo le dolci note, i calili sospiri del suo Canzoniere; dimentichiamo
   quella ineffabile dolcezza Che del bel viso trassen gli occhi suoi (3).
   Ma è esso autentico? Io non saprei risolvermi ad una risposta sicura. Ad ogm modo però, di un altro amore del Petrarca abbiamo la confessione da lui stesso, nel sonetto:
   L'ardente nodo ov'io fui d'ora in ora.
   (1) « Importune fores obsidet amica; et saepius pulsa revertitur, atque insidhs pernox latet ». he Reb. Fam. IX, 3.
   (2) Ad Poster os.
   (3) Son.: Pien di quella ineffabile dolcezza.