500 CAPITOLO VENTES1moprIMO.
primo borgo e solo della città, come V. S. ne volse vedere nelle archìve de la casa comune di quella, si vede una casa la qual si domanda ancora la casa di Madonna Laura, come testifica il sonetto ritrovato nella tomba, il qual non è da dubitare che non sia del Petrarca. »
Ci sarebbe quasi da dubitare che lo stampatore fosse d'accordo collo scrittore.
E ci sarebbe anche da dubitare che ambedue avessero paura di un'obiezione ben facile a farsi, e che mettessero le mani avanti per non cascare.
Sentite: « il sonetto non è da dubitare che non sia del Petrarca, perchè si legge nella sua vita che egli ritornò di qua da le Alpi, dove stette molti anni e dove compose i Trionfi e altre opere sue; e così non averà mancato del debito officio suo e pio verso colei che viva e morta amò tanto• »
Avete capito? 11 falsario disse a sè stesso, probabilmente, quello che gli abbiamo detto anche noi: ma come nel 48 il Petrarca che era a Verona potè mettere il sonetto dentro il sepolcro di Laura? 0 forse la obiezione venne in mente al De Tour-nes, ed egli ingenuamente ci rispose nella lettera, dicendo che il Petrarca l'avrà fatto al ritorno, egli che o era d'accordo per confermare e divulgare la scoperta dell' autore (come chiama il De Seve) di divinissime opere; o era come gli altri tutti ingannato e scriveva così in buona fede.
Checché sia di ciò, noi non possiamo in nessun modo credere nè aila tomba nè al sonetto (1).
Ed allora, per istabilire l'identità di Laura De Sade colla Laura petrarchesca, che cosa resta?
Resta il fatto della morte accaduta, probabilmente, lo stesso giorno; resta il fatto della sepoltura nella stessa chiesa; resta ancora, secondo quello che dice De Sade, una tradizione antica e vaga del paese d'Avignone, che essa appartenesse alla casa De Sade.
È sufficiente tutto ciò per trarne delle conclusioni certe? per asserire che il Petrarca amò la moglie di Ugo De Sade?
Io non lo credo. Come credo alla realtà piena, oggettiva, della Laura petrarchesca ; così non posso ammettere che come una mera probabilità ch'ella fosse una De Sade.
Nè a me invero darebbero punto noja quegli undici figliuoli, come han dato noja al prof. Settembrini, e più recentemente al prof. Zendrini.
L' egregio professore dell' Università di Palermo in una memoria pubblicata di recente (2), osserva che « 1' essere Laura maritata è tale circostanza che non può riuscire indifferente al poeta, ed egli dovrebbe dolersene in questo o in quel luogo del suo Canzoniere. Il motivo dominante della sua poesia dovrebbe, come nel Werther, esser questo: ella è d'altri, non può esser mia. »
Mi perdoni il signor Zendrini, ma la sua opinione mi par proprio erronea.
L'amore del Petrarca, come vedremo meglio in seguito, ritiene ancora in parte qualche cosa dell' amore trovadorico; è un amore nato in Provenza e che quindi tiene un poco dei costumi tradizionali di quel paese e di quella letteratura.
Ora, per qual trovatore mai il marito fu ostacolo, fu impedimento? Qual trovatore si occupa di lui? « Ella è d'altri e non può esser mia? » Ma ricordiamoci dunque che perle leggi d'amore il matrimonio non impedisce di amare: Causo coniuga ab amore non est excusatio recta; ricordiamoci che la dama si considera più come cosa del trovatore che del marito; ricordiamoci che il trovatore non aspira, non sogna mai di sposare; e poi si dicase sia vero che il Petrarca dovesse lamentarsi ch'ella fosse d'altri. Che se ne lamentasse Werther sta bene; ma tra
(1) Dopo scritto il presente Capitolo ho letto il libro di Woodhouselee, Essai/ on the Life and characier of Petrarch, ed ho trovate già fatte da lui alcune delle osservazioni mie.
(2) Petrarca e Laura, Milano, 1875.