L'AMORE DEL PETRARCA.
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Lo racconta Giovanni de Tournes ()), stampatore di Lione, in una lettera che dirige a Maurizio de Seve.
Notiamo subito stranezza del fatto. Giovanni de Tournes scrive narrando minutamente il fatto, a chi mai? a Maurizio de Seve, che fu l'anima di quel fatto stesso, che fu il principale scopritore del sepolcro di Laura.
Egli cosi gli dice (2): « voi mi narraste distesamente che nell'anno dell'abboccamento di papa Clemente VII trovandosi V. S. ne' studii in Avignone, dove avendo stretta amicizia con mess. Geronimo Mannelli gentiluomo fiorentino, ai preghi suoi e continue sollecitazioni di un mess. Bontsmpo vicario del cardinale De'Medici allora arcivescovo d'Avignone, dopo aver cercato tutti i battisteri de' castelli o luoghi circonvicini, e non ne ritrovando nova che si confacesse al vero, vi mettesti a cercare tutte le sepolture antiche. »
Fermiamoci un momento. Da questa lettera dunque è chiaro che era Maurizio De Seve, il quale per le sollecitudini specialmente del Mannelli, cercava notizie su di Laura, e che riusciti vani i suoi sforzi, si mise a frugare nei sepolcri.
Il De Tournes non dice quanti ne aprisse ; ma dal non dirlo, appunto, mi pare da supporre che egli si contentasse da principio di esaminare le pietre sepolcrali, senza scendere ad altre ricerche. « Vi mettesti a cercare tutte le sepolture antiche. » S'ha forse da credere che il De Seve aprisse tutte le sepolture delle chiese d'Avignone ? No certamente. Questa disumazione universale non può essere accaduta.
Dunque egli cercava nomi, armi gentilizie, altri indizi sulle pietre dei sepolcri.
Ora, seguita il De Tournes, « continuando in cosi lodevole fatica, nel convento di S. Francesco, nella cappella di S. Croce, la prima a mano dritta, fondata da quelli di Sadone, trovasti una pietra grande, senza alcune lettere, nè altro di sopra, salvo due certi scudi d'arme guasti pel tempo; pur si vedeva una rosa in su la testa dei scudi, e informandove da religiosi di chi fosse, et non ne sapendo cavar alcuna verità, il R. vicario presente la fece aprire. »
Fermiamoci un altro momento. Dunque quella fu la prima tomba che fosse aperta; ed aperta perchè intorno ad essa non erasi potuto ricavare nessuna notizia.
Ora vedete stranezza di combinazione! Quella li per l'appunto, quella li sulla quale non era nessun' arma, nessun nome, e per la quale nessuno poteva in conseguenza farsi avanti, e dire: questa è la tomba della mia famiglia; quella li era proprio la tomba di Laura De Sade ; ad essa per l'appunto Maurizio De Seve aveva condotti il Mannelli ed il vicario dell'arcivescovo.
Riprendiamo il De Tournes che racconta tutte queste cose al De Seve, il quale doveva saperle molto meglio di lui.
Cosi egli continua: « Il R. Vicario presente la fece aprire, dove non si ritrovò da prima che terra con minute ossa, e appresso di una mascella intera, una scatola di piombo chiusa con un filo di rame, la qual subito apristi, e trovasti una membrana piegata e sigillata di sopra di cera verde, con una medaglia di bronzo senz' altra figura che d'una donna piccolissima da una banda solo, e da l'altra nulla; la qual donna con ambe le mani faceva vista d' aprirsi la veste sul petto, e d'intorno erano quattro lettere solamente: M L MI, le quali ognuno s'ingegnò di voler esporre e accadde che V. S. vi andò più d'appresso, non ch'ella volesse assicurare che così fosse, pur così l'esplicò Madonna Laura Morta Iace. »
Ecco dunque il De Seve che ha condotti gli amici a quel sepolcro, che lo ha fatto aprire, eccolo ancora interpretare quello che ci si trova dentro. Il De Tournes
(1) Da Sade, Mémoires. Nota IV.
(2) Ivi, Pieces jastiflcatives, n.° 10.
Bartoli. Letteratura italiana.
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