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CAPITOLO VENTES1moprIMO.
Può essere che e' inganniamo, ma questo fatto ha per noi ben poca importanza. Se la moda avignonese del 1300 portava che le donne vestissero di verde o di rosso, è ben naturale che di verde o di rosso fosse vestita la Laura del Petrarca e la Laura de Sade, senza che per questo esse dovessero essere una sola persona (1).
Ma e' è bene qualche cosa di più.
Esiste a Milano, nella Biblioteca Ambrosiana, un celebre codice di Virgilio, che appartenne già al Petrarca (2). In esso, in un foglio attaccato sull'interno della coperta, leggesi una nota, la quale fu fino dal secolo XY creduta autografa del Petrarca. Essa è del seguente tenore:
Laura propriis virtutibus illustris et mete longum celebrata carminibus, pri-murn oculis meis apparuit sub primum adolescentiae meae tempus anno domini 1327 die sexta mensis Aprilis, in Ecclesia Sanctae Clarae Avenionensis, horama-tutina; et in eadem civitate, eodem mense Aprilis, eadem die sexta, cadem hora prima, anno autem 1348 ab liac luce lux illa suhtracta est, cum ego torte tunc Veronae essem heu ! fati mei ncscius. Rumor autem infelix per litteras Ludovici mei me Parmae reperit anno eodem, mense maio, die decimanona mane. Corpus illud castissimum atque pulcherrimum in loco fratrum minorum repositum est ipso die mortis ad vesperam. Animam quidem eius, ut de Africano ait Scneca, in coelum unde erat, rediisse persuadeo mihi. Hoc autem ad accrbam rei memoriam amara quidem dulcedine scribere visum est hoc potissimum loco, qui saepe sub oculos meos redit, ut scilicet nihil esse deberet quod amplius mihi placeat in hac vita, et effracio maiori laqueo tempus esse de Babylone fugiendi crebra horum inspectione ac fugacissimae actatis existimatione commcnear, quod praevia Lei gratia, facile erit praeteriti temporis curas supervacuas spes inanes et inspectatos exitus acriter ac viriliter cogitanti.
È autentica, prima di tutto questa nota ?
Io credo di potere rispondere con sicurezza di si. Tale la crederono uoraim molto versati nello studio delle opere del Petrarca, quali il Beccadel'i, il Tommasini, il Suarez, il De Sade, il Baldelli ed il Fracassetti, e tale deve parere anche a no*. In quella nota c' è esattamente il carattere del Petrarca. Egli vuole avere continuamente davanti agli occhi il ricordo del suo dolore; egli prova, un'amara dolcezza nel rileggere ogni giorno che Laura è morta, e nello sprofondarsi nel pensiero della fugacità della vita, e nel cercare di persuadere a sè stesso che niente oramai nella vita può essergli caro : nihil... quod amplius mihi placeat in vita. Questo è il Petrarca che pensa, questo è il Petrarca che scrive.
Ora chi potesse e sapesse nel secolo XV riprodurre cosi al vero l'indole del Petrarca, e con quale scopo dovesse farlo fingendo quella nota, noi non sapp.arao figurarcelo.
Ma questo ancora non basta, perchè bisognerebbe supporre codesto falsano conoscitore nel secolo XV di fatti ignoti a tutti i biografi del Petrarca anteriori al De Sade, che scrisse nel secolo XVIII. Infatti nel 1795 i bibliotecari dell'Ambrosiana, scoprirono, oltre la nota di cui ho parlato, anche altri ricordi sulla coperta dello stesso Codice, tutti press' a poco del genere stesso, cioè ricordi della morte di persone care al Petrarca, e come ho già detto, codesti ricordi contengono notizie che
(1) E, del resto, la Laura del Petrarca aveva anche abiti d'altri colori, se dobbiamo credere al poeta :
Verdi panni, sanguigni, oscuri o persi Non vestì donna unquanco.....
(2) Vedi Baldelli, Vita di F. Petrarca, II, 183 seg. — Fracassetti, Not. Fam. VII, 15.— pe Sade, Mémoires, Nota VIII.