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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VENTESIMO.
   L'AMORE DEL PETRARCA.
   Laura De Noves De Sade.
   Se il Petrarca non avesse scritto altro che le epistole a Cola di Rienzi, a Carlo IV, ai Papi Avignonesi ; se il Petrarca non fosse stato che un erudito od un mistico, è assai probabile che i posteri non si sarebbero occupati molto di lui.
   Di tutte le passioni che agitarono il suo spirito, ad una sola egli deve l'immortalità. È una donna quella che gli mantiene giovane ancora, dopo cinque secoli, la fama ; è una donna che ha fatto ripetere tante e tante volte il suo nome, e che lo ha circondato di quella corona di gloria che durerà fulgida quanto duri tra gli uomini il culto della bellezza.
   Naturale è dunque che noi, cominciando a parlare dell'amore del Petrarca, ci domandiamo prima di tutto : chi fu questa donna che seppe ispirare al nostro poeta le dolcissime rime % Ed anzi, prima ancora di ciò, era essa una donna reale o un sogno del poeta ?
   Nè questa domanda è punto inutile.
   Non siamo noi i primi ad avere questo dubbio, a muovere una tale questione. Tutt'altro. Questa questione istessa la mosse al Petrarca medesimo 540 anni fa uno dei suoi più cari e più intimi amici, Giacomo Colonna. Lo ricaviamo da una lettera del Petrarca (1), che è veramente singolarissima.
   Il Colonna gli scriveva che sebbene giovane (la lettera è del 1336, e il Petrarca aveva 32 anni) egli sapeva ingannare il mondo tanto per pratica che per natura: quod mundum in aetate adhuc tenera sic artificiose decipiam, ut scilicet ars ìxaec sit tam experientiae quam naturae. E che per codesto abile inganno il mondo aveva concepito di lui magnifica opinione.
   E tra gli altri inganni che gli rimprovera, ci è appunto questo, ® che io (scrive il Petrarca) mi sono finto il Dome di Laura (finccisse me mihi speciosum Laurear-nomen) per potere parlare di lei, e perchè molti parlassero di me ; ma non altra vera Laura a me stare nel cuore, fuori di quella che è onore dei poeti ; e quella Laura vivente di cui sembro innamorato, essere tutto un artifizio ; ed essere finti i miei versi, simulati i miei sospiri : de hac autem spirante Laurea, cuius forma captus videor, manu facta esse omnia, fida carmina, simulata suspiria.
   L'accusa è formale e diretta. Che cosa risponde il Petrarca % Come si difende % Egli dice : « volesse il cielo che fosse così, che l'amor mio fosse un giuoco, una simulazione, e non piuttosto una frenesia (simulatio esset utinam et non furor). Ma faticare per esser creduto pazzo, sarebbe la più grande delle pazzie; e poi, come potrei io fingere la pallidezza del volto % Pallorein simulare non possumus ; ed a te il mio pallore, a te le mie pene sono note. »
   (1) Uè Reb. Fam. ii, 9.