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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO IlEOIMONONO.
   io finalmente ti riveggo, o Italia:
   .....Te laetus ab alto
   Italiani video frondentis colle Gebennae;
   mi batte in viso un'aura serena, l'aere tuo mi accoglie:
   .....ferit ora serenus
   Spiritus, et blandus assurgens motibus aer Excipit; . . .
   Sento la patria:
   Agnosco patriam; ed esultando la saluto: salve bellissima madre e gloria del mondo: Salve, pulchra parens, terrarum gloria, salve!
   L'Italia almeno darà allo stanco poeta la terra che cuopra le sue ossa:
   Tu quantam pallida tandem Membra tegant, praestabis humum;
   e sotto la terra paterna gli sarà dolce dormire:
   . . . Ausonia saltem tellure recondi
   Dulce mihi, et patriis longum requiescere saxis (1).
   Ma
   Quidve deest Italis, nisi pax non deferet una?
   Questa pace che manca all' Italia, le divisioni, le guerre fratricide che la affliggono sono il tormento del suo cuore. Egli cerca affannosamente di mettere pace tra Genovesi e Veneziani, e vorrebbe (memorande parole) « che gli uni e gli altri si rammentassero di essere italiani, e che abborrendo dalla guerra fraterna, rivolgessero le loro armi contro gli stranieri » (2). Egli scrive al doge Dandolo: « Se alcun rispetto serbate al nome Latino, ricordatevi che sono fratelli vostri co ¦ loro dei quali movete alla rovina » (3). Egli che ripone la propria salute nella salute d'Italia (4), «E sempre dunque, esclama, vorremo opprimerci da noi medesimi, sempre porgeremo spettacolo delle nostre miserie agli occhi ed agli orecchi del mondo?» (5) «Non vorremo dunque mai ristampai chiedere aiuto ai barbari, dall'assoldare chi ci sgozza? Oh, il dirò pure ad alta voce, tra gli innumerevoli errori degli uomini, non c' è errore più pazzo del nostro, che essendo Italiani spendiamo tant'oro per procacciarci i distruttori d'Italia! » (6).
   In mille luoghi egli grida contro le milizie mercenarie, contro la scaduta arte militare. I campi di costoro paiono, egli dice, lupanari, taverne e bettole (7); essi sono lenti al combattere, pronti al tradire (8); sono una vile schiatta di mercenari che l'avidità di un vile prezzo spinge a venale milizia (9). E cosi tutto si corrompe e si guasta fra noi, e fatti degeneri nella lingua, nei costumi, nelle vesti, nel tenore della vita, ci adoperiamo in pace ed in guerra noi medesimi a fare la nostra Italia, terra selvaggia di crudeltà e di barbarie » (10).
   (1) Ep. Poet. Sez. VII, 2.
   (2) De Reb. Fam. XIV, 5.
   (3) De Reb. Fam. XI, 8.
   (4) De Reb. Fam. XVIII, 16. 5) De Reb. Fam. XIX, 9.
   (6) De Reb. Fam. XVIII, 16.
   (7) De Reb. Fam. XXII, 14
   (8) Ivi.
   (9) De Reb. Fam. XI, r>.
   (10) De Reb. Fam. XXII, 14.