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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL PETRARCA, ROMA E L'ITALI a. 483
   primo sorgere d'ogni mattina, egli è solito, prima di por mano agli affari de! pubblico e dei privati, di accostarsi divoto e confessato a ricevere il corpo santissimo
   di Cristo in sacramento ».
   Poi, non contento di ciò, lo consiglia, quando avrà qualche ora di ozio, a farsi sovente rileggere le istorie e gli annali di Roma, seguendo l'esempio di Augusto.
   Non riconosciamo noi in tutto questo quel carattere del Petrarca che ci siamo ingegnati di studiare1? Il patriota, il mistico, l'umanista, tutti confusi insieme ; l'uomo da^ mille affetti che gli si mescolano nel cuore indistinti e lo tirano qua e là, sempre, incessantemente tiranni1? Può parere quasi ridicolo a chi aveva sulle spalle l'ingente' impresa del Tribuno, consigliare di perder tempo a farsi leggere la storia di Roma. P>en altro che questo si richiedeva a lui. Ma ridicolo non è se si rifletta a colui che dava il consiglio. Per lui codesta storia era parte della sua coscienza, e non credeva che si potesse far nulla di grande senza tenerla, come ideale, davanti agli occhi. Come, del pari, taceva parte della sua coscienza il sentimento mistico, e applaudiva il suo eroe romano perchè andava ogni giorno a confessarsi e comunicarsi.
   L'esortatoria a Cola di Rienzi è un documento della più alta importanza per iudicare dei sentimenti patriottici del Petrarca. Per essa ci è dato quasi di assi-sì ore in persona al suo stupore, alla sua commozione, quando egli vide dalla sua e oca che gli pareva così misera e gretta, uscire un eroe quale lo sognava tra i Luoi libri, uscir fuori Roma, divenuta un'altra volta regina (1). Sentitelo, quando adi si volge ai Romani, con che calore di affetto egli parla: « A voi mi volgo, che ora 51 la prima volta posso giustamente chiamare cittadini. Quest'uomo, crederlo a voi fu mandato dal cielo---- fate di offrire per la salvezza di lui le
   vostre' vite .... Aiutatelo perchè non cada----Sparisca ogni orma di civile di -
   scerdia da voi. L'incendio che al soffio dei nostri tiranni in mezzo a noi divam-iva, si estingua alla voce del vostro liberatore. Gareggiate fra voi non di potenza, ma d'i bontà, di tolleranza, di carità per la patria, di modestia col prossimo, di odio ai tiranni ».
   Belle e sante parole, che ci fanno amare il Petrarca, che ci riconducono col pensiero ai giorni nei quali anche noi palpitammo, anche noi fummo trepidanti per questa cara patria, e la intravedemmo gloriosa e risorta, per doverla poi piangere ancora sconfìtta e ricaduta tra gli artigli dei nostri nemici.
   La corrispondenza tra il Petrarca e il Tribuno fu animatissima. Egli seguiva con ansia tut+i i fatti di lui: « sempre io sono (gli scriveva) (2) per te in affanno, giorno e notte penso a te;... non come lontano nè come straniero che aspetta 1 esito di quanto accade, ma tale son io qual se fossi in mezzo del campo per riuscire o vincitore o vinto ».
   Egli lo difendeva contro i suoi nemici, anche a costo di perdere la benevolenza di antichi amici (3); gli diceva di averlo scorto in una sua visione sull'altissima cima di una scoscesa montagna, col Sole che gli girava sul capo, in mezzo ad un fìtto stuolo d'uomini forti; gli raccontava come (4), quando gli giungevano sue lettere in Avignone, « tutti s'affaccendavano a trarne copia, come se, non da uomo della nostra specie, ma venissero dai celesti o dagli antipodi ». Gli prometteva che avrebbe adoperata la penna e tutte le forze dell'ingegno, per esaltare la memoria del popolo signore del mondo; nè (aggiungeva orgoglioso) si sdegnerà se debba per poco cederti il passo il mio Africano ». Componeva per lui l'egloga Pietas pastoralis (5), di lui cantando:
   (1) Cfr. Voigt.Die Wiederbelebung des classischen Altcrthums, pag. 33.
   (2) Variae, Epist. 40.
   (3) Ivi.
   (4) Variae, Epist. 38.
   (5) Di quest'Egloga dà la spiegazione lo stesso Petrarca nelle Epistolae Variae, 42