CAPITOLO DECI MOVONO.
IL PETRARCA, ROMA E L'ITALIA.
Il Petrarca vide Roma la prima volta in etą di 32 anni, nel 1336 (1), e cosi ne ritraeva la prima impressione scrivendo al cardinale Colonna (2): « io non so quel che dirmi, tanta č la meraviglia e lo stupore che m'ha sopraffatto. Roma e le sue reliquie assai maggiori m'apparvero di quelle che il pensiero m'aveva figurate. Nč pił ora mi meraviglio che da tale cittą fosse il mondo intero domato, ma mi meraviglio anzi che fosse domato cosi tardi ».
Roma appariva al Petrarca « la cittą unica del mondo, la cittą regina, dove nacque e crebbe e trionfņ Scipione, della quale egli ha letto infinite cose, e molte ne ha scritte e pił ancora spera di scriverne (3); e la cittą insieme « che tiene in terra le veci del cielo, piena- delle ossa dei martiri, bagnata del sangue dei testimoni del vero > (4).
Cosi le due Rome Si confondevano nel suo pensiero e nel suo affetto: le memorie del mondo antico facevano palpitare il suo cuore di uomo, di cittadino, di scrittore, e il suo cuore religioso si commoveva davanti alle memorie del mondo cristiano.
Qui egli si ferma estatico sulla Via Sacra e sul campo Marzio, lą vede il luogo dove Pietro' fu alzato sulla croce ; qui č l'arco e il portico di Pompeo, qui Cesare trionfņ, qui Augusto vide prostrarglisi i re e portargli tributi il mondo, lą fu troncato il capo a Paolo e furono bruciate le carni a Lorenzo (5).
Roma seguita ad essere per il Petrarca « capo del mondo »; incolto si (com'egli dice), arruffato, negletto, ma sempre capo dell'universo » (6); per lui l'impero romano č di diritto divino, e risiede in Roma (7); in Roma i cui gloriosi frammenti, le cui superbe reliquie gli mostrano la strada e la méta della gloria terrena e della gloria celeste, e dove egli vorrebbe compire quello che gli rimane di vita (8); in Roma che č patria dei Cesari, anzi patria di tutti, e signora delle cittą e del mondo universo (9).
Mentre tali erano i pensieri, le convinzioni, gli affetti e (diciamolo pure) le sublimi illusioni del Petrarca; mentre nell'animo suo fremevano le sacre memorie della repubblica romana, « nome di cui nessun altro č pił glorioso nel mondo » (10); mentre codeste memorie e codesti affetti erano tenuti pił vivi, riscaldati, alimen-
(1 ) De Reb. Fam. II, 12, Nota.
(2) De Reb. Fam. II, 14.
(3) De Reb. Fam. II, 9.
(4) Ivi.
(5) De Reb. Fam. VI, 2.
(6) « Stomachentur et murmurent qui sibi aliquid videntur: mundi caput est Roma;
et licet obsoletum impexumque, terrarum caput omnium haud dubie Roma est ». De Reb. Fam. XI, 7.
(7) De Reb. Fam. XI, 6.
(8) De Reb. Fam. XV, 8.
(9) De Reb. Fam. XXlll, 2.
(10) De Reb. Fam. XI, 12.