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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL PETRARCA E IL PAPATO.
   40!)
   con te ritornerà l'età dell'oro: regnerà la fede e l'amore, cesseranno le pesti, spariranno i pirati, ondeggeranno le messi.....
   Ma nè Benedetto si mosse, uè l'età dell'oro rinacque.
   Allora il Petrarca si rivolse al suo successore, a Clemente YI, il Milio delle Egloghe ; ed a lui pure fece parlar Roma, e mostrargli le sue rovine, e stimolarlo, e gridargli:
   .....Annue tandem
   Quod tua Roma gemens, genubusque affusa precatur.
   Tempo sprecato. La viscontessa di Turenna teneva inchiodato il papa a Avignone; ce lo tenevano i suoi parenti, ch'egli arricchiva coi denari della Chiesa (1); ce lo tenevano i suoi cardinali, alcuni dei quali, dice il pio Muratori, furono di si disonesta e dissoluta vita elle n'uscirono cose di grande abbominazione (2).
   Più bella, più forte, più severa e solenne è la lettera in prosa che il Petrarca diresse a Urbano Y successore di Clemente (3).
   « Io scrissi, egli dice, ai due tuoi predecessori, stimando che l'ossequio del vero e l'esercizio della verità, non che darmene licenza, me ne imponessero il dovere. Ora scrivo a te, fatto più coraggioso dagli anni. Le tue orecchie, come quelle di tutti i grandi, sono abituate alle blandizie e alle lusinghe ; ascolta dunque oggi anche la voce di un riprensore; tra tanti adulatori che ti esaltano, ascolta anche i miei rimproveri. »
   Scrivere tali parole era segno di animo eminentemente coraggioso.
   Il Petrarca era cattolico; non lo possiamo negare; ma cattolico della tempra di Dante che metteva i papi all'inferno, e apostrofava la Chiesa con così ardito linguaggio; ma cattolico ben diverso da questi odierni melliflui e rugiadosi adoratori dei sacri cuori, da questi odierni vaticanisti che immolerebbero, se potessero, alla loro bile ribalda non che l'Italia, ma il mondo intero, ma la libertà, la civiltà, la vita del genere umano.
   Il cattolicisino del Petrarca era ancora un grande concetto : il concetto di Roma signora del mondo, dove (com'egli scrive) il pontefice romano ed il romano imperatore sono ordinati a reggere la somma delle umane cose; ben diverso, come sentesi, sostanzialmente diverso dal cupido e abietto cattolicismo moderno, che si' contentava pochi anni fa di saccheggiare il patrimonio di s. Pietro e di dare la benedizione apostolica a tutti i nemici dell'Italia, come si contenta oggi di far muovere gli occhi a qualche Madonna, e di far correre turbe luride di pellegrini ad impinguare coll'obolo la Curia, che in questa sua presente ed estrema agonia sente più che mai la vecchia e turpe sete dell'oro.
   Scrivendo ad Urbano V, il Petrarca gli diceva: « Il tempo passa; già il quarto anno si volge, e tu nulla fai, tu non ti muovi. Deh come puoi dormire tranquillo sotto i tetti dorati, in riva al Rodano, mentre il Laterano cade in rovina? Resti forse costì per riguardo dei cardinali che ti hanno eletto? Oh non credere che ad alcuno di essi venisse in mente, non che di eleggerti, ma nemmeno di proporti per
   papa. Se qualcheduno te lo dice è un bugiardo.....Guarda quel fasto! Non v'ha
   chi più di loro senta altamente di sè e bassamente degli altri. Collocati tutti in grado sublime, tutti aspirano al massimo. Ma poiché si deve per legge dar sempre il voto ad un altro, ciascuno lo dà pensando a sè stesso, perchè quell'altro lo dia a lui... Or tali essendo, pensa tu se volessero eleggere l'abate di un umile convento quale tu eri.....»
   Riflettendo alla pubblicità che acquistavano appena scritte le lettere del Pe -trarca, chi potrebbe dire che non fosse grande il suo ardimento sia rispetto al pontefice che ai cardinali?
   (1) Muratori, Annali d'Italia, anno 1352. Gregorovius, St. di R., VI.
   (2) Ivi.
   (3) De Reb. 1'en. VII.