472
capitolo dIÌc1mottavo.
Ohe vai tu dicendomi ? replica Clemente. Io mi sono trovata una dolco amica, e mi basta di essere riscaldato dai suoi perpetui abbracci :
......Yos ignotas iactetis amicas,
Me mea perpetuis foveat complexibus Epy.
Ah, sia maledetto, esclama l'apostolo, quel Coridone Qui primus mala dona dedit.....
Ma il papa non si converte, ed anzi finisce con una fiera invettiva contro le dottrine evangeliche, contro i precetti di Cristo, che insegnano a soffrire la fame, il sonno, la sete; che vietano le cose più dolci, imponendo le amare,
Dulcia cuncta vetans, jubet aspera . . .
Egli che vuol goder la sua Epy, e che conclude
Yos vestros servate, meos mihi linquite mores.
Questo ardito linguaggio, questo elevarsi giudice fiero e tremendo delle turpitudini papali, questo sfidarne le ire potenti, è certo uno dei più bei lati del carattere del Petrarca.
Nè egli si arresta a fulminare dei suoi anatemi il pontefice solo; ma impugna la penna (con pericolo forse anche maggiore) contro la sozza turba che io circondava, contro i cardinali.
Ridotti questi, nel 1351, a quattordici soli, Clemente YI procedè a numerose elezioni, tutte rivolte a favorire il clero e la Corte francese.
Contro i cardinali nuovamente eletti è rivolta l'Egloga VII, intitolata Grex infeclut et suffectus, dove sono interlocutori il solito Mitio, ossia Clemente, ed Epy, l'amica sua, cioè la chiesa adulterata dai pontefici.
Epy mostra all' amante i porporati, e li dipinge: pittura invero terribile. Vedi,
ella dice, quel capro dal fulvo tergo, dalla fronte superba.....lui temono le capre
tutte :
Sic duras tenerasque tegit, sic pondere toto Irruit incuinbens miseris, veneremque nec ullani Respuit.....
Vedi quell'altro che mentre cerca crebros hymenaeos,
......dumque aspera prensat
Colla, parum stabiles fregisse per oscula dentes Cernitur.....
Peggiore il terzo:
...............atra
Luxuria efifervens, teneris male temperat haedis.
L'uno è inerte per vecchiezza, l'altro è superbo ; quello è avaro, questi è feroce.
Così scrivendo le epistole sine Ululo, come le due terribili egloghe, è evidente che un fiero sdegno bolliva nel petto del nostro poeta; e che egli dava prova di nobile coraggio, sfidando apertamente nemici vicini e potenti.
Ma perchè li sfidava egli? Quale è lo spirito che anima quelle sue lettere e quei suoi carmi? Quale è il motivo che lo fa prorompere in parole tanto veementi'