CAPITOLO DECIMOTTAYO.
IL PETRARCA E IL PAPATO.
Sarebbe più che superfluo il ricordare che nell'anno 1309 il papa Clemente V trasportò la sede del pontificato da Roma ad Avignone ; dove poi, quattro anni dopo (.1313), andò esule Petracco notajo, colla moglie e due tìgli, uno dei quali doveva diventare il nostro grande poeta.
Il Petrarca visse ad Avignone ed a Yalchiusa, che non ne era distante che 15 miglia (1), molti anni, sebbene interrottamente. Ma la città papale d'oltr'Alpi gli fu sempre odiosissima. Egli la chiama « la Babilonia occidentale, pessima tra le dimore degli uomini, poco meno che inferno, dalla quale naturalmente rifuggo ed aborro » (2); la chiama « tartaro e abisso » (3); dice che chi solo una volta abbia esperimentato i fastidi di quella sacra città, non troverebbe luogo alcuno che al paragone gli sembrasse nojoso e molesto; « se pure (egli prosegue) non fosse uno di coloro che assorbirono nelle vene tutto il veleno di Babilonia, della quale molto già dissi, e più ancora direi, se non fosse che temo di offendere, non già gli abitanti di questa bassa palude. ..ma sì me stesso che queste cose e questi nomi non posso ricordare senza sentirmi tutta in moto la bile » (4). Da codesta Babilonia gli pare che esca « un puzzo orrendo che ammorba tutto il mondo » (5), e la chiama infame recinto (6), duro inferno, città infernale (7), turpe e miserabile ergastolo, dove si raccolgono le nequizie e le lordure del mondo intero (8) ; dove nulla è sacro, non timore di Dio, non santità di giuramenti, non ombra di pietà (9) ; dove abita gente che ha i petti di ferro, gli animi di selce, le viscere di fuoco (10); dove vedi errare por i prati uomini in figura di bovi, e per le case bovi in figura di uomini:
Semiviros per prata boves, perque atria cernas Semiboves errare viros (11);
(1) De Reb. Fam. XI, 6.
(2) Ivi.
(3) De Reb. Fam. XII, 9.
(4) De Reb. Fam. XII, il.
(5) De Reb. Fam. XIII, 8.
(6) « Confestim igitur ut hoc infame Iimen attigi » .... De Reb. Fam. XVI, 10. — « Toto orbe nil Babylone turbidius, nil peius. » Ivi.
(7) «.. .. truci x 1 li haerebo ». — ...,« tartaream illam urbem ». De Reb. Sen. VI, G
(8) ...« qui locus...non tam propter se, quam propter concursantes et coactas ib concretasque totius orbis sordes ac nequitias, multisatque ante aliosmihi, pessimus omnium visus est ». De Reb. Sen. X, 11.
(9) ... « nihil veri, nibil sancti, nullus Dei metus, nullum iusiurandum, nulla religio ». - Ivi.
(10) .........« Sunt hic praedura metallum
Pectora; sunt silices animi, sunt viscera fìammae ». Ep. Poet.,Sez. VI, 1-
(11) Ivi.