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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   474 CAPITOLO DECIMOSET'I IMO.
   diluizione alla meditazione religiosa, dice cose vere, ma cose incomplete, perche u Petrarca non è tutto 11, anzi codesto non è che un mezzo Tetrarca, il Petrarca del Secretimi, ma non quello di molte Epistole poetiche, delle Egloghe, dell'Africa, del Canzoniere.
   Dove poi il Mezières mi sembra che sbagli essenzialmente, è quando dice che il Petrarca « in tutte le cose si esercitò a volere, a governare sè stesso, a dirigere i proprii pensieri e le proprie azioni dietro certe regole » (1).
   Lo scrittore francese cita, in appoggio della sua tesi, l'esempio delle sue debolezze in amore, contro le quali egli reagi fortemente. Ma ciò non può bastare davvero. Tutte le qualità che troviamo nel Petrarca giovane, durano nel Petrarca vecchio. Quel misto di umiltà e d'orgoglio, quella vanità, quelle contraddizioni che sono il fondo del suo carattere, egli le portò con sè nel sepolcro.
   Nel penultimo anno della sua vita (1373), scriveva al Boccaccio, respingendo i suoi elogi, dicendo che non è vero che la sua fama sia grande, giurandogli che non c'è uomo al mondo che si stimi meno conosciuto di lui (2). Chi non lo direbbe modestissimo? modestissimo come quando più di trent'anni prima si chiamava ignorante e si paragonava alle talpe ? (3) o come quando scriveva a Tommaso Caloria, che lo richiedeva di un consiglio letterario ; « tu venisti a picchiare alla porta di un povero »? (4).
   Ma pure, in quella stessa lettera a Boccaccio, non c'è forse un lampo di orgoglio smisurato, dove dice: « non fui io che vissi coi Principi, ma in realtà furono i Principi che vissero meco »?
   Queste parole , che hanno qualche cosa di Dantesco, stonano in bocca al Petrarca; ma la stonatura non toglie che esse non ci aprano un angolo recondito dell'animo di lui, e non ce lo mostrino a 73 anni, come fu a 30 e a 40, e come fu sempre.
   Non diamo dunque al Petrarca le qualità che egli non ebbe ; ma cerchiamo invece di analizzare giustamente quelle che gli furono proprie.
   Qui lo abbiamo veduto nei suoi dolori mistici; nel tetro esaltamento del suo ascetismo.
   Ora dovremo vedere come codesto misticismo stesso si rovesciasse qualche volta tutto al di fuori di lui, non più in parole di dolore e di pietà, non più in atti di contrizione, ma in scintille di sdegno, ma in parole arroventate contro la Curia papale.
   Se il Petrarca non fu, come qualcheduno ha detto, un precursore di Lutero, noi possiamo almeno asserire che egli meritava di esserlo. Certo di uno stesso nobile sdegno avvamparono quelle due anime grandi contro l'avara Babilonia, che già fin d'allora era una fucina d'inganni,
   Dove '1 ben more e '1 mal si nutre e cria;
   certo quando egli imprecava su di lei le fiamme del cielo, nel suo spirito alitava un grande sentimento che lo accomuna a tutti i grandi ribelli; a tutti quei santi ribelli che da Arnaldo a Giordano Bruno morirono sul rogo, per preparare le vittorie della ragione, della scienza, della civiltà.
   (1) Pag. 401.
   (2) De Reb. Sen. XVII, 2.
   (3) De Reb. Fam. IV, 13, Nota.
   (4) De Reb Fam. I, 7.