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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   IL MISTICISMO DEL PETRARCA. 473
   A noi interessa di stabilire che nel carattere del Petrarca entrò in larga dose il misticismo; ci entrò in tutti i momenti della sua vita, nel fiorire della sua giovinezza come nell'ultimo cadere della sua vita; ci entrò commisto a tutte le altre sue passioni, ognuna delle quali lo padroneggiò senza che nessuna potesse mal prendere il sopravvento sulle altre.
   Natura instabile, irrequieta, innamorata della virtù e della bellezza e cupida de. piaceri della vita, sempre intenta a raggiungere le idealità che gli balenavano nell'accesa fantasia, ma facile a estenuarsi di forze nell'arduo viaggio; sempre combattente con sè stesso, il Petrarca, come ha detto un moderno, è in qualche modo il precursore di Renato e di Werther (1).
   Quando egli già vecchio, un anno prima di morire, raccontava, compiacendosene, del maestro di grammatica di Pontremoli, che cieco e vecchio, 32 anni prima gli era corso dietro a piedi fino a Napoli, e da Napoli fino a Parma, appoggiato alle spalle di un giovinetto suo figlio, solo per baciargli la fronte e la mano (2); quando egli inconsapevolmente obbediva a quest'ultimo bisogno di vanità, era tanto sincero come quando, l'anno stesso, si raccomandava al Priore della Certosa perchè gL impetrasse da Dio di far germogliare nell'anima sua l'amore di lui e il disprezzo del mondo (3).
   Nel Petrarca non ci fu mai un pensiero veramente dominante, un affetto che lo prendesse tutto. Ma anzi gli affetti che lo assorbono sono molti: Dio e Laura, la propria fama e l'Italia, 1' antichità e gli amici, gli studii e i figliuoli, Roma e Valchiusa; e tutti codesti affetti sono intensi, lo esaltano, ne fanno un uomo che muore continuamente di fatica e di dolore, e che continuamente rinasce nella forza e nell'energia. Vi pare moribondo ed è più vivo che mai; vi pare un asceta, e sogna Laura nuda che si tuffa nelle onde; lo giudicate un retore tutto intento alle sue citazioni, e lo sentite sfolgorare un' epistola contro la curia papale che somiglia allo scoppio di un fulmine.
   Il Petrarca è inintelligibile, non guardandolo da tutti i suoi lati. Ma la sfinge sì dilegua, a chi lo studia con amore. Non ci è forse altro scrittore italiano, dei secoli antichi, il cui carattere sia tanto importante a studiarsi per comprenderne le opere. Per lui non basta la biografia, l'analisi degli scritti. Tanto l'una che l'altra ci darebbero molti uomini diversi fra loro. Per trovare 1' unità bisogna penetrare più addentro: quella unità intendo che risulta da tutte le discordanze e le contraddizioni di lui.
   Il carattere del Petrarca fu studiato dal Foscolo e recentemente dal signor Mezières (4). Ma non mi pare che nè l'uno nè l'altro rilevassero quelle che sono le sue caratteristiche vere.
   Il Foscolo, per es., dice che « avvenuta la riforma, i cattolici francesi diedero mala voce al Petrarca per le sue invettive contro la Corte d'Avignone. »
   Ma codeste invettive che cosa sono, che cosa ci dicono, che cosa ci rappresentano del Petrarca, che posto occupano nella storia del suo pensiero? Non mi pare che egli lo dica.
   È verissimo quello che il Foscolo scrive , che « V animo suo non era valido a reggersi saldo nel suo centro; » ma ciò è da lui riferito esclusivamente alla politica; e allora codesta qualità negativa del Petrarca non s'intende più, o può dare al suo carattere un'apparenza di servilità che egli non ebbe.
   Così quando il Mezières parla della sua vita interiore, della sincerità che egli ebbe con sè stesso, dell'ideale verso il quale aspirò incessantemente, della sua in-
   (1) Quinet, Rév. ci' Italie. Cfr. Carducci, Discorso presso la tomba di Francesco Petrarca.
   (2) De Reb. Sen. XVI, 7. u3) De Reb. Sen. XVI, 8.
   (4) Pétrarque, Etude d'après de nouveaux documents, Paris, Didier, 1868. Bartoli. Letteratura italiana.