CAPITOLO DEC1MOSETTIMO
IL MISTICISMO DEL PETRARCA.
Anche il misticismo è una malattia che ha afflitto molte anime, che ha annebbiati molti intelletti, che ha lacerati molti cuori.
Noi oggi ne siamo in gran parte liberati; una nuova igiene morale ce ne hi guariti; noi possiamo guardarlo da lontano, e sorriderne come di un fantasma di fanciulli.
Ma esso fu pure, una volta, una realtà terribile; tra i morbi morali fu uno dei più micidiali, fu la peste bubbonica degli spiriti nel grande lazzeretto del medio evo.
Noi studieremo dunque nel Petrarca questa malattia che fece tanto soffr 1 povero poeta. E davanti alle sue lacrime, davanti alle torture ch'egli si infliggeva, davanti alle aberrazioni alle quali si abbandonava, noi non avremo che un sentimento di affetto e di riconoscenza per il mistico che pur prenunziava i tempi del risorgimento dello spirito; per l'ascetico contemplatore dei misteri d'oltre tomba, che pur faceva balenare sull'Europa i primi bagliori del Rinascimento; per l'uomo, per il poeta, per l'erudito, per l'Italiano sul quale potè più Omero, più Tito Livio, più Roma, più l'Antichità, che non la metafìsica e il dogma, quel tirannico dogma medievale che condannava l'umanità all'ignoranza e alla servitù, che faceva della scienza un peccato, della virtù un monopolio di pochi pazzi o furbi; quel tetro dogma medie.vr.le che aveva fabbricato l'inferno, nelle cui bolge mandava tutti quelli chi avessero avuta la fortuna di non nascere poveri di spirito.
Noi che ci siamo redenti da tanta aberrazione e da tanta insania, noi tanto più dobbiamo essere indulgenti con coloro che, nati con un gran cuore e con un grande intelletto, naufragarono in quel mare; e tanto più se quel naufragio non fu, come nel Petrarca, che passeggiero; e tanto più se il naufrago fu poi quegli che illuminò ai posteri le vie di un nuovo mondo, le vie dell'antica sapienza e dell'immortale umanità.
Il 26 di aprile 1335, il Petrarca, vicino a compire appena il suo trentunesimo anno, volle ascendere col fratello le alte e scoscese cime del Monte Ventoso (1). E lassù, mentre scorge sotto a' suoi piedi le nuvole; mentre stende lo sguardo desideroso alle nevose Alpi che lo dividono dall'Italia; mentre contempla il mare, monti Lionesi ed il Rodano, uno strano pensiero lo assale.
Egli si toglie di tasca un piccolo volume delle Confessioni di s. Agostino, che portava sempre con sè, lo apre a caso, per vedere quello che gli cadesse sott' occhio, e legge: Vanno gli uomini ad ammirare le alture de' monti, i gonfi fluVi del mare, il lungo corso de' fiumi, l'immensità dell' Oceano, le rivoluzioni degli astri, e di sè stessi non prendono cura.
A quella lettura rimasi, dice il Petrarca, stordito, « obstupui, fateor »; e discese muto, cogitabondo, senza che gli uscisse più una parola dal labbro, tutto concen-
(1) De Reb. Fam. IV, 1.