Stai consultando: 'Storia Letteraria d'Italia I primi due secoli', Adolfo Bartoli

   

Pagina (457/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (457/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   FRANCESCO PETRARCA.
   . 413
   l'agognare e nel resistere alle proprie brame. Io stesso, dice, non so quel che desidero (1), — ed è vero; o piuttosto è vero che una moltitudine di desiderigli contradizione tra loro, lottano dentro di lui.
   È generoso, chi potrebbe negarlo1? quasi prodigo del suo. Al suo vecchio maestro dà due Codici prediletti, perchè li impegni e ne tragga qualche denaro (2); dona agli amici due dei suoi quattro benefizi ecclesiastici (3); rinunzia a favore di Luca Cristiano il canonicato che aveva avuto a Modena (4).
   Ma guai, poi, se qualcheduuo osi stendere la mano a quello che è suo.
   Sentite il curioso fatto.
   Nel 1365 si sparse voce (come accadde pure altre volte) che il Petrarca fosse morto; ed Urbano V conferì come vacanti i benefìzi di lui, ed anche un canonicato, di Carpentras, del quale il Petrarca non avea ancora preso possesso (5).
   Ora, non è possibile dire quanti lamenti levasse di quel fatto il redivivo poeta. Ripensando al suo canonicato, svanito prima che preso, egli dice che si ebbe il danno di una perduta speranza; «marni fu di conforto, soggiunge, il vedere come l'avara fame di quegli avoltoi o di quei corvi sozzamente slanciatisi a far pastura di morti, tornasse loro a danno e vergogna; « e piange sull'invidia che lo perseguita, sull' odio di cui è fatto segno, sui biechi e lividi sguardi dei suoi nemici ; e crede che cresca di giorno in giorno il numero di coloro clie lo vogliono morto; e che tardando a rispondere 1' evento ai loro voti, essi « sfacciatamente bugiardi fìngono già compito il loro iniquo desiderio, e si compiacciono nell'eco della menzogna a cui dettero origine » (6).
   Tanto chiasso per nulla !
   In sostanza egli non aveva perduto che il canonicato di Carpentras; ed i suoi canonicati, come vedemmo, egli qualche volta li distribuiva agli amici.
   Ma tant'è: le con tradizioni sono la sua natura: ha bisogno di desiderare quello uhe non ha, e di fare spreco di quello che possiede: un po'di quello ch'è accaduto sempre in tutti gli uomini, che. accade anch'oggi in noi.
   Però tutte queste contradizioni non distruggono punto la generosità del suo carattere. Egli sovviene (non richiesto) ai bisogni di un amico, e gli scrive queste beile parole : « io nulla ti dono, ma non faccio altro che dividere teco alcune delle cose che già sai essere tutte comuni tra noi » (7)
   In certi che sembrano come lucidi intervalli della sua irrequietezza morale, dello stato isterico di quello spirito, egli dice serenamente di essere felice: « Ho
   per me quanto suol dirsi che basta alla vita.....Non mi manca luogo per lunga
   dimora nè per breve soggiorno, ho da mangiare e da bere, ho di che calzare e vestire, ho servi, ho compagni, ho cavalcature ; ho corpo sano, ho libri in abbondanza ho amici, godo della universale benevolenza » (8).
   Confessa di essere sempre di lietissimo umore (9). I più nobili affetti gli scaldano l'anima; le più generose passioni spesso lo infiammano, lo esaltano, lo entusiasmano.
   C' è ora un altro lato del carattere del Petrarca che dobbiamo studiare attentamente; tanto più attentamente, quanto esso è di maggiore importanza.
   (1) De Reb. Sen. XIII, 12.
   (2) De Reb. Sen. XVI, 1.
   (3) De Reb. Fam. XIV. 4.
   (4) De Reb. Fam. XIV, 4.
   (5) De Reb. Sen. HI, 7; De Reb. Fam. XII, 17, Nota.
   (6) De Reb. Sen. Ili, 7.
   (7) De Reb. Fam. VI, 8.
   (8) De Reb. Fam. XVI, 3
   (9) De Reb. Sen. VI, 2.