FRANCESCO PETRARCA. . 413
siderio A. Eppure anche in mezzo alla sua giqja, c'è nell'anima sua una corda ch« manda un suono diverso, che gli fa parere vanità quella pompa di foglie (2). Ma l'ambizione lo vince; ed egli, non contento del serto che gli prepara il Campidoglio, vuol prima vedere il suo Roberto, essere da lui esaminato; parte da Yal-clnusa LIO febbrajo 1341), s'imbarca a Marsiglia, egli tanto nemico del mare, giunge Napoli; e col manto del re sulle spalle:
regia .... Eestis .... me c.ircumfusa tegebat,
Quam lateri exemptam proprio, regum ille supremus Rex dederat gestare suo (3) ;
col suo legato a fianco, sale sul Campidoglio, tra una folla sterminata e plaudente (4), legge una non bella orazione, dopo avere invocata la Madonna coll'Ave Maria (5), riparte da Roma dopo pochi giorni, incappa in una banda di ladri, e va a finire a Parma presso i signori di Correggio, « cedendo alla loro benigna preghiera » (6).
Quante fatiche, quanti sudori, quanti pericoli per il solitario di Valchiusa ! per l'uomo che non desidera che la quiete, che la solitudine, che il silenzio, che i campi!
Fatto vecchio, egli lo riconoscerà, e gli uscirà dal petto una voce di pentimento; egli chiamerà « acerbe » le foglie della sua corona; dirà che altro frutto non ne colse che invidia infinita, la quale gli fece scontare la pena della vana sua gloria, della sua audacia infinita; e che fu colpa della sua laurea se non potè godersi la vita in quello stato che è il migliore di tutti, cioè sconosciuto e tranquillo (7). Petrarca scriveva così nel 1373, un anno prima della sua morte. Vedete che neppure sull'ultimo confine della vita egli conosceva sè stesso!. Vivere sconosciuto e tranquillo, 1' uomo assetato di gloria, 1' uomo irrequieto che non trova mai luogo dove fermarsi, dove riposare le stanche membra, dove assidersi un anno, senza che tosto non riprenda il suo bastone di pellegrino, per vagare qua e là, per nascondersi dal inondo, e riapparirci improvviso!
Dal primo viaggio che fece nel 1305 da Arezzo all'Ancisa, portato in collo da un servo, quando corse pericolo di annegare nell'Arno (8), fino a quello che intraprese per Roma nel 1370, quando per improvvisa malattia fu costretto a fermarsi a Ferrara (9); fino a quell'ultimo fatto a Venezia nel 73 per accompagnare davanti al Senato Francesco Novello di Carrara, la vita del Petrarca fu un viaggiare continuo.
Nel 1326 si stabilisce col fratello in Avignone, reduce da Montpellier e da Bologna. Non sono ancora scorsi tre anni, nel 29, eh' egli muove frettoloso verso il Belgio e la Svizzera, in cerca di libri antichi (10). L' anno appresso lo troviamo in
(1) Vedi De Reb. Fam. IV, 4.
(2) « Quorsum, igitur, hic frondiam apparatus ? Quid respondeam quaeris ? Quid pu-tas? Nisi illud sapientis Hebraeorum: vanitas vanitatum et omnia vanitas ? Sed sic sunt mor^s hominum ». De Reb. Fam. IV, 6.
(3) Ep. Poet. Sez. V, 1.
(4) De Reb. Fam. IV, 8.
(5) Fu pubblicata dal signor Hortis, Scritti inediti, ecc. pag. 311 e seg. (fi) De Reb. Fam. IV, 9.
(7) De Reb. Sen. XVII, 2. Ved. anche Epist. ad Posteros.
(8) De Reb. Fam. Praefatio. (0) De Reb. Sen. XI, 16, 17. (10) De Reb. Sen. XVI, 1.