¦US 0\riT0L0 SEDICESIMO.
Ilic longo exilio sparsas revocare Camoenas, llic Graios, Latiosque simul conferre poetas Dulce est ... . (1).
Ma, oltre codesto mondo.ce n' è anche un altro per lui. Lontano da Valchiusa egli scriverà al suo Guido Settimo: «fuggi, ricoverati colà dalle tempeste della vita te attendono con desiderio i miei libri, te attende il mio orticello » (2). Ma Torticeli! ed i libri attendevano anche lui, disertore ambizioso, che troppo spesso li abban donava; e che mentre scioglieva inni alla libertà, non sapeva viver mai libero.
La sua fama, prima di tutto, lo perseguita; ed egli stesso (con mal celata compiacenza) ce ne fa testimonio. << Non vi ha paese del mondo, egli scrive da Valchiusa da cui ogni giorno non mi piovano addosso epistole, carmi, poemi. Dalla Francia dalla Grecia, dalla Magna, dall'Inghilterra, da tutti i punti dell'universo, mi vien< una tempesta di lettere, che minaccia di sommergermi. Eletto ad arbitro da tutt gli ingegni ... se ad ognuno devo rispondere, sono il più affaccendato dei mortali se m'attento a biasimare, son chiamato censore invidioso; se lodo, mi tacciano d lusinghiero e mendace; se non rispondo, sono un superbo e un insolente » (3).
Io credo alla sincerità di questo lamento; nel momento che scriveva, il Pe trarca era realmente annoiato di tante brighe. Ma non sono poi sicuro che il ginrnc dopo, che un'ora dopo, egli non accarezzasse codeste dimostrazioni di stima; eh< non ne sentisse compiacenza, che non giungesse fino a sollecitarle, a provocarle egli che si confessa avidissimo per natura della gloria (4), egli che è pur costretta a confessare che insuperbisce delle lodi (5), e che un giorno si compiacque di s< stesso (6); egli che non sa nascondere come pensi, scrivendo, alla posterità (7).
La sua fama gli fu senza dubbio nemica. Tutti lo cercano, tutti lo invitano, tutt fanno a gara per strapparlo alla sua solitudine, al suo Elicona. Egli scrive nel 1352 « mi invita a Napoli il re di Sicilia ; m'invita a Parigi il re dei Franchi » (8). E quest vuol poi con amica violenza trattenerlo presso di sè; e manda messaggi che lo persuadano a ritornare (9); mentre intanto lo chiama Carlo IV imperatore (10\ e gli manda per allettarlo una coppa d'oro in regalo, e gli fa scrivere dall'imperatricf che gli è nato un figliuolo (11), e lo nomina Conte Palatino (12). Come resistere ? Nor c'è più via da escirne . .. «non posso chiuder le orecchie alla voce del Signore d Roma che già per la terza volta mi chiama. .. Eccomi dunque, o Cesare » (13). ..
Addio, Valchiusa; il tuo poeta ti è rubato dagli splendori della Corte Imperiale Il tuo poetatelo invidiano ancora i Gonzaga (14), i Malatesta (15), i Correggio (ld e più di tutti i papi e i Visconti.
. Come potrà egli resistere? Come potrà sottrarsi alla fama, agli onori, alia
(1) Ep. Poet. Sez. IX, 3.
(
(3) De Reb. Fam. XIII, 7.
(4) De Reb. Fam. XIII, 4.
(5) « Sic ego paruruper tua in primis et illustrium aliquot ajstimatorum crebra laude
superbio, et mihi.....nescio quomodo, iam
sentio, solito carior factus sum >. De Reb. Fam. XXI, 2.
(6) De Reb. Fam. XXIV, 1.
(7) De Reb. Sen. XI, 3. '8) De Reb. Fam. XV, 8.
(9) De Reb. Fam. XXllI. 2.
(10) De Reb. Fam. XXIII, 8.
(11) De Reb. Fam. XXI, 8.
(12) De Reb. Fam. XXI, 2.
(13) « Non possum tertio me vocantem ìtomannm principem non audire .... Eccc me iterum, Ca?sar, vocas ; venio ». De Rei, Fam. XXIII, 9.
(14) Yariae, Epist. I.
(15) Variae, Epist. 9.
(16) De Reb. Fam. IV, 9.