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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   FRANCESCO PETRARCA. . 413
   (quasi come un pentimento del tema che ha scelto), egli aggiunge: a te ofl'nrò molti lii carmi, appena io ritorni dal vertice del Parnaso :
   ......tibi inulta revertens
   Vertice Parnassi, referaiu pia carmina . . .
   e se i carmi non ti piaceranno, verserò ai tuoi piedi una fonte di lacrime.
   Quale è il Petrarca vero di questi due? L'invocatore delle Muse o il contrito peccatore che promette a Dio lacrime e canti ? Nè l'uno nè l'altro. II Petrarca vero è quello che dice: quando tornerò dal Parnaso, penserò a te, o Signore; quando non sarò più poeta, diventerò devoto ; e intanto è devoto e poeta insieme ; si consuma d'amore per il cielo, e al tempo stesso per Scipione, per Laura, per l'Italia, per mille altre cose.
   Laura è il suo sogno, il delirio di più di venti anni della sua vita. Egli non si stanca mai di cantarla mentre è viva; di piangerla dopo che è morta. Chi non crederebbe che quei versi, che sembrano come tante particelle dell'anima sua, dovessero essergli sempre supremamente cari ?
   Ebbene, l'anno stesso della morte di Laura, sei mesi appena dopo avere intuonato
   Ohimè'1 bel viso, ohimè'1 soave sguardo,
   sapete com' egli chiamasse i suoi versi ? Inani poesie piene di false e oscene lodi muliebri: « cantiunculse inanes, falsis et obscoenis muliercularum laudibus » (1).
   Quando era sincero ? lo non esito a rispondere un solo momento : era sincero qua e là; erano due lati, due facce, due aspetti dell'anima istessa; dell'anima che s: dipinse bene in quei versi :
   Pace non trovo, e non ho da far guerra, E temo e spero ed ardo e sono un ghiaccio, E volo sopra '1 cielo e giaccio in terra, E nulla stringo e tutto '1 mondo abbraccio.
   Queste antitesi non sono, come qualcheduno ha creduto, un giuoco di spirito, ma sono anzi una piena realtà psicologica.
   Prendete pure il Petrarca in qualunque momento della sua vita ; prendetelo nella storia interiore del suo pensiero, nei suoi affetti, nelle sue opere, voi lo troverete sempre inquieto, incontentabile, diviso tra desiderj diversi, tra diverse speranze, tra diversi bisogni, costante solo nella propria incostanza, fermo solo nella propria mobilità. Viaggia e vorrebbe riposarsi ; si riposa e vorrebbe viaggiare ; è libero e si fa servo ; è servo e aspira alla propria libertà ; è uomo e vorrebbe esser santo; è santo ed ha bisogno di tornar uomo.
   Un gentile poeta italiano dei tempi nostri così lo ha egregiamente dipinto (2) : << In lotta continua tra l'amore e la fede, vorrebbe amar Dio e si distrugge per una donna. Inchinato a mollezza, vive parco sempre, e spesso da anacoreta. Casto amante, poeta verecondo, ha delle ganze che gli assedian la porta, ha due figliuoli confessati davanti al mondo. Pauroso della povertà, rinunzia a lucrosi uffizi a prò de' suoi amici. Prelato di Santa Chiesa, digiuna, si macera, si leva di notte a pregare a piè scalzi, e poi, in prosa ed in versi, fulmina la sedia Pontificale. È tenuto per santo in vita ed in morte; i brandelli delle sue vesti, i frammenti delle sue
   (1) De Reb. Fam., X, 3.
   (2) 11 prof. Aleardo Aleardi, nell'elegante discorso letto a Padova in occasione del Centenario Petrarchesco.