112 CAPITOLO SEDICESIMO.
Ma l'aere respirabile si dilegua sempre dove egli porta il piede, perchč il suo spirito trema di continuo, come se stesse su un aereo vertice :
.....aerio ceu vertice semper
Mens tremit (1).......
E sopra un aereo vertice egli stava veramente, mezzo sospeso tra il cielo e la terra, mezzo angiolo e mezzo uomo ; mezzo rapito nelle estasi delle sue idealitą, mezzo involuto nelle vanilą, negli alTari, negli onori, nelle sensualitą.
Č bene invano che e
m
Siste, age, siste fugam (5).....
No, no:
......ubinam caput abdere possim
Nec mare, nec tellus, nec opacis saxa cavernis Ostendunt profugo (0) ;
Non il mare, non la terra, non le opache caverne possono dare tranquillo ricetto allo spirito dell'affaticato poeta, che come l'Ebreo della leggenda cammina sempre senza giungere mai, sempre cerca senza mai trovare, sospinto da un'ignota forza, lacerato da un inconsapevole desiderio.
0 sia egli nel suo solitario eremo di Valchiusa, o alla romorosa corte papale; o salga sul Monte Ventoso; o navighi sulle coste d'Inghilterra; olimi un verso del-VAfrica, o si effonda nel libro del Secreium suum ; o si faccia cortigiano dei Visconti ; o mandi i suoi sospiri a Laura; egli sarą sempre uguale a sč stesso. In lui combattono la ragione e la speranza, com'egli le ha fatte combattere nei suoi dialoghi De remediis iitriusque fortunce. Egli č sempre in contradizione con sč stesso, č una battaglia vivente, continua di tutti i giorni, di tutte le ore.
Cominciava VAfrica, tutto assorto, rapito nelle memorie dell'antichitą, non sognando che gli Scipioni, non vedendo che quel mondo eh' egli abitava in ispirito, e che esercitņ tanta influenza sopra la sua mente. Egli concepiva il pensiero del suo poema dell'Africa, e « trasportato da interno impeto mise tosto con grande ardore mano a quell'opera », come ei stesso dice nella sua lettera ai posteri.
Ebbene, appena ha cominciato, appena ha chiesto alle Muse di potersi dissetare al sacro fonte dell'esausto Elicona, poiché egli conterą cose ammirande, ecco tosto un altro pensiero, un altro affetto che lo agita. Mezzo pagano e mezzo cristiano, dopo le Muse anche Dio. E non gli basta invocarlo, non gli basta chiamarlo certissima speranza del mondo, vincitore degli Dei e dell'Erebo ; ma egli aggiunge
(1) Epist. Poet.. Sez. 1, 5.
(2) Vedi per es. De Reb. Fam. VIII, 4; IX, 14, ed in molti altri luoghi.
(3) « Exeelso stat vita loeo, nos ima sequentes Vcrgimus ad mortem. Fulgentia sydera circum Volvuntur lege aeterna, nos lumina proni Figimus in terram, terrena semper amamus ».
Epist. Poet., Scz. VI!!, 1. ( t) Var. Epist. 54.
(5) Epist. Poet., Sez. IV, Ad seipsum.
(6) Ivi.