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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   i iianoesco petrarca. 130
   e alla pica che osa sfidare le Muse; e gli dice che erutta versi ubriachi dalle verbose taverne :
   Huraida verbosis eructat metra tabernis.
   Un altro censore scrive contro di lui, e, come sembra, gli rimprovera d'essersi fatto coronare poeta senza che i suoi carmi meritassero questo onore. E il Petrarca non tace, non oppone la dignitą del silenzio, l'orgoglio del disprezzo al maligno accusatore ; ma anzi gitta gił due altre epistole poetiche, una delle quali lunghissima, ih 280 versi (1); e si difende, dice che non gli importa nulla degli applausi del volgo, e del rumore teatrale ; e che i suoi versi sono lodati sul Tevere, a Napoli, nella patria di Placco e d'Ovidio, di Cicerone, sul Rodano, in tutta la Francia; e diffusamente ripete che delle sue opere si compiaceva il re Roberto, il quale ci passava sopra le notti, immemore della cena e del sonno (2); e si sdegna ch'ei le abbia chiamate puerili :
   ......Puerilia vatum
   Ilinc studia appellasi
   e fa F apologia dei poeti ; e vuol che provi quello che ha detto con buone ragioni (3), sebbene lo chiami inetto censore, sebbene fluisca col ricordargli il proverbio « Sus uulla Minervam » (-4).
   Se anche fosse accertato che codesto Zoilo fosse Bruzio Visconti, figliuolo di Luchino (5), « potentissimo allora perchč sicuro dell'amore e dell'aiuto del padre », e
   E pił gił :
   ........Quod monstrum fata minantur ?
   Quem schola grammaticum, vatemque remittit asellum? Vina dedere animos, feccrunt vina poetam.
   (1) Epist. Poet. X, 1,2.
   Hi «.........Sed enim mea carmina numquam
   Sunt audita tibi; verum legit illa Robertus . . .
   ..........Melius sibi cognita forte
   Quam tibi; nocturnas studiis gravioribus horas Subripiebat enim, vigilique ingesta lucernae, Immemor interdum coenae, somnique legebat.
   Laudat mea carmina Tibris, Parthenope studiosa probat; nec terra Nasoni*! Respuit aut Flacci; nec qui Cicerone superbit Cive simul Marioque locus; nec Gallia nostri Inscia, nec Rhodanus.........
   Epist. Poet. X, 1.
   (3) Yel nostros damnare ferox iam desine versus, Vel dictum ratione proba.....
   Epist. Poet. X, 2.
   (4 )...........Quin desine, censor inepte.
   Et duo sub memori proverbia pectore versa : Artem quisque suam doceat; Sus nulla Minervam.
   Epist. Poet. X, 2.
   (5) In un Codice della Laurenziana la seconda Epistola poetica a Zoilo porta l'intestatura: Epistola ad dominum bruzum de vicecomitibus mediolanensem. Cosi il signor Attilio Jlortis, nel suo bel volume: Scritti inediti di Francesco Petrarca, Trieste, 1874, pag. 48.