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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO SEDICESIMO
   FRANCESCO PETRARCA.
   suo carattere.
   Lo scrivere oggi intorno a Francesco Petrarca č reso difficile assai, non solo dalle molte opere di lui, ma ancora dalle moltissime, e forse troppe, che intorno a lui furono scritte, e delle quali si potrebbe comporre una biblioteca di molte migliaia di volumi. Da Filippo Villani, da Coluccio Salutati, dal Vergerio, dallo Squar-ciafico, dal Vellutello, dal Toinmasini, dal De Sade, fino ai moderni, e ai modernissimi, lino a Foscolo, a Macaulay, a Quinet, a Yoigt, a Mezičres, a De Sanctis, a Geiger, a Hortis, a Fracassetti, a cento altri, pił o meno illustri, pił o meno dotti, pił o meno acuti scrittori, noi possediamo lą un cumulo, una massa, una congerie immensa di scritti, in alcuni dei quali c'č molta dottrina, in altri molta sottigliezza; in alcuni ancora molte ripetizioni, molte volgaritą, molte insulsaggini.
   Che cosa dovremo far noi di questi scrittori1? Tenerne conto, senza dubbio,-ma tenerne conto come di un sussidio affatto secondario.
   Lo studio nostro primo e principale dovrą essere quello di cercare il Petrarca nel Petrarca stesso; di andare a spiarne, a indagarne, a sorprenderne le qualitą morali e le intellettuali nelle sue opere. Noi non vogliamo proporci di trovare nč un uomo grande, uč un uomo piccolo; nč un uomo buono, nč un uomo cattivo; nč un genio, nč un poeta mediocre. Noi non ci proponiamo nulla, perchč aspettiamo tutto da lui; da lui che ci dica quello che fu, quello che fece; noi non vogliamo fabbricarci un idolo, ma ricavare una persona viva, dalle carte in gran parte tarlate dei suoi volumi in folio. Questo lavoro di ricostruzione di un uomo, di un carattere, di un animo, di una mente; questo quąsi rendere ad uno scheletro la carne, i nervi, i muscoli, e dirgli : cammina davanti a me, che io ti vegga e ti giudichi; questo č lavoro delicato e difficile. Perchč non basta giudicarlo da quello che apparirą ; ma bisognerą anche giudicarlo tentando per quanto sarą possibile di spogliarci noi delle nostre idee, ricercando insieme a lui, nel suo sepolcro, le idee del suo tempo. A questa sola condizione č possibile intendere la storia, dove tutto č relativo. Noi non possediamo nč una morale, nč un' estetica assoluta. Per i seguaci dei vecchi sistemi la cosa era presto fatta: questo č il tipo, paragonate e traete le conseguenze. Ma per noi i tipi sono morti, per noi l'assoluto non č che una vana parola; per noi tutto č relativitą; quindi l'opera nostra č ben pił difficile: e richiede che ci immedesimiamo ai tempi di cui dobbiamo parlare, richiede che quello spirito, quell'alito, quel soffio di vita noi lo risentiamo quasi in noi stessi; che ci tramutiamo per un momento in uomini d'altri secoli; che ci spogliano di noi medesimi, per rivestirci d'altrui.
   Io non scriverņ la biografia del Petrarca. Essa ci verrą fatta da sč, nello svolgersi del nostro studio, e allora ci sarą utile. Qui io entro subito in meclias res, e tento di mettere sotto gli occhi al lettore il carattere del Petrarca.
   Iģartoli. Letteratura italiana.