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carit01.0 quindicesimo.
E drizzeremo gli occhi al primo Amore, Sì che, guardando verso lui, penetri,' QuanJ è possibil, per lo suo fulgore.
Veramente (nè forse tu t'arretri, Movendo l'ali tue, credendo oltrarti) Orando, grazia convien che s'impetri,
Grazia da quella che puote aiutarti; E tu mi seguirai con l'affezione, Sì che dal (licer mio lo cuor non parti: E cominciò questa 'santa orazione.
11 poeta spinge la vista nell'eterna luce, e scorge l'arcano della Trinità
Nella profonda e chiara sussistenza Dell'alto lume parvermi tre giri Di tre colori e d'una contenenza:
E l'un dall'altro, come Iri da Iri, Parea reflesso, e il terzo parea fuoco Che quinci e quindi egualmente si spiri.
0 quanto è corto il dire, e come fioco Al mio concetto! e questo, a quel ch'io vidi, E tanto, che non basta a dicer poco.
0 Luce eterna, che sola in te sidi, Sola t'intendi, e da te intelletta Ed intendente te ami ed arridi!
Quella circulazion, che sì concetta Pareva in te, come lume reflesso, Dagli occhi miei alquanto circonspetta,
Dentro da sè del suo colore stesso Mi parve pinta della nostra effige, Per che il mio viso in lei tutto era messo.
Qual è'1 geometra che tutto s'afiìge Per misurar lo cerchio, e non ritrova, Pensando, quel principio ond'egli indige;
Tale era io a quella vista nuova: Veder voleva, come si convenne L'imago al cerchio, e come vi s'indova: Ma non eran da ciò le proprie penne ; Se non che la mia mente fu percossa Da un fulgore, in che sua voglia venne.
All'alta fantasia qui mancò possa: Ma già volgea il mio disiro e il velle, Sì come ruota che igualmente è mossa, L'Amor che muove il sole e l'altre stelle.
La visione finisce, ed ha termine il Poema.