divina com media. l'i9
Ma l'alta provvidenza, che con Scipio Difese a Roma la gloria del mondo, Soccorra tosto, sì com'io concipio.
E tu, fìgliuol, che per lo mortai pondo Ancor giù tornerai, apri la bocca, E non asconder quel ch'io non ascondo.
Sale il poeta nel Primo Mobile; ed ivi, alla vista dell'eterno bellezze, compiango la cupidigia degli uomini e la tristezza dei governi:
Non è suo moto per altro distinto; Ma gli altri son misurati da questo, Sì come diece da mezzo e da quinto.
E come il tempo tenga in cotal testo Le sue radici, e negli altri le fronde, Ornai a te puot'esser manifesto.
0 cupidigia, che i mortali affonde Sì sotto te', che nessuno ha podere Di trarre gli occhi fuor delle tue onde!
Ben fiorisce negli uomini il volere; Ma la pioggia continua converte In bozzacchioni le susine vere.
Fede ed innocenza son reperte Solo nei parvoletti; poi ciascuna Pria fugge, che le guance sien coperte.
Tale, balbuziendo ancor, digiuna, Che poi divora, con la lingua sciolta, Qualunque cibo per qualunque luna;
E tal, balbuziendo, ama ed ascolta La madre sua, che, con loquela intera, Disia poi di vederla sepolta.
Cosi si fa la pelle bianca, nera, Nel primo aspetto, della bella figlia Di quel ch'apporta mane e lascia sera.
Tu, perchè non ti facci maraviglia, Pensa che in terra non è chi governi ; Onde si svia l'umana famiglia.
Ma prima che gennaio tutto sverni, Per la centesma ch'è laggiù negletta, Ruggiran si questi cerr.hj superni,
Che la fortuna, che tanto s'aspetta, Le poppe volgerà u' son le prore, Sì che la classe correrà diretta;
E vero frutto verrà dopo il flore.
Dante vede (canto ventottesimo) un punto lucentissimo, con nove cerchj intorno:
Un punto vidi che raggiava lume Acuto si, che il viso, ch'egli affoca, Chiuder conviensi per lo forte acume.
Quel punto è l'Essenza divina:
......Da quel punto
Dipende il cielo e tutta la natura.