divina commedia. -127
E credo in tre Persone eterne, e queste Credo una essenzia sì una e sì trina, Che sofferà congiunto sant et este.
Della profonda condizion divina Ch'io tocco mo, la mente mi sigilla Più volte l'evangelica dottrina.
Quest'è il principio; quest'è la favilla Che si dilata in fiamma, poi vivace, E, come stella in cielo, in me scintilla.
Come il signor ch'ascolta quel che piace, Da indi abbraccia il servo, gratulando Per la novella, tosto cli'ei si tace;
Così, benedicendomi cantando, Tre volte cinse me, sì com'io tacqui, L'apostolico lume, al cui comando
Io avea detto; sì nel dir gli piacqui.
Dalla schiera stessa (canto venticinquesimo) dov'era s. Pietro , esce l'apostolo san Giacomo:
Se mai continga che il poema sacro, Al quale ha posto mano e .cielo e terra, Sì che m'ha fatto per più anni macro,
Vinca la crudeltà che fuor mi serra Del bello ovile ov'io dormii agnello Nimico ai lupi che gli danno guerra;
Con altra voce ornai, con altro vello Ritornerò poeta, ed in sul fonte Del mio battesmo prenderò il cappello;
Perocché nella Fede, che fa conte L'anime a Dio, quivi entra'io, e poi Pietro per lei sì mi girò la fronte.
Indi si mosse un lume verso noi Di quella spera ond'uscì la primizia Che lasciò Cristo de'vicarj suoi.
E la mia Donna piena di letizia Mi disse: Mira, mira, ecco il Barone, Per cui laggiù si visita Gallizia.
San Giacomo viene ad esaminare il Poeta intorno alla virtù teologica della Speranza:
Dì quel eh'eli'è, e come se ne infiora La mente tua, e dì onde a te venne.
Risponde ad una di queste domande Beatrice, dicendo:
La Chiesa militante alcun figliuolo Non ha con più speranza, com' è scritto Nel sol che raggia tutto nostro stuolo;
Però gli è conceduto che d'Egitto Vegna in Gerusalemme per vedere Anzi che il militar gli sia prescritto.
Alle altre domande risponde il poeta da sè.
Viene poi san Giovanni, e la luce di lui abbaglia così Dante, che non vede più Beatrice, e ne resta fortemente commosso':