t,a divina commedia.
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Qui ō Maccario, qui č Romoaldo, Qui son li frati miei che dentro a' chiostri Fermar li piedi, e tennero il cuor saldo.
E continua appresso, egli pure lamentando la depravazione dei suoi frati :
Le mura che soleano esser badia, Fatte sono spelonche, e le cocolle Sacca son piene di farina ria.
Ma grave usura tanto non si tolle Contra il piacer di Dio, quanto quel frutto Che fa il cuor de' monaci si folle.
Chč quantunque la Chiesa guarda, tutto Č della gente che per Dio dimanda; Non di parente, nč d'altro pių brutto.
La carne de' mortali č tanto blanda, Che gių non basta buon cominciamento Dal nascer della quercia al far la ghianda
Pier cominciō senz'oro e senza argento, Ed io con orazione e con digiuno, E Fraucesco umilmente il suo convento.
E, se guardi al principio di ciascuno, Poscia riguardi lā dov'č trascorso, Tu vederai del bianco fatto bruno.
Veramente Giordan volto retrorso Pių fu, e il mar fuggir, quando Dio volse, Mirabile a veder, che qui il soccorso.
Dante passa all'ottavo cielo, delle stelle fisse:
Tu non avresti in tanto tratto e messo Nel fuoco il dito, in quanto io vidi il segno Che segue il Tauro, e fui dentro da esso.
Di lassų egli volge lo sguardo sul mondo:
Col viso ritornai per tutte quante Le sette spere, e vidi questo globo Tal, ch'io sorrisi del suo vii sembiante.
Dante vede tutta la corte celeste (canto ventesimoterzo):
Se mo sonasser tutte quelle lingue Che Polinnėa con le suore fero Del latte lor dolcissimo pių pingue,
Per aiutarmi, al millesmo del vero Non si verria, cantando il santo riso, E quanto il santo aspetto facea mero.
E cosi, figurando il Paradiso, Convien saltar lo sacrato poema, Come chi trova suo cammin reciso.
Ma chi pensasse il ponderoso tema, E l'omero mortai che se ne carca, Noi biasmerebbe, se sott'esso trema.
Non č poleggio da picciola barca Quel che fendendo va l'ardita prora, Nč da nocchier ch'a sč medesmo parca.
Bartoli. Letteratura italiana.