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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   0 m'itolo qu1muoesimo.
   Uno di codesti splendori, che è san Pier Damiano, pi-ima risponde intorno al dogma della predestinazione; e poi parla dei monaci degenerati dal lusso e dei grandi prelati:
   Tra duo liti d'Italia surgon sassi E non molto distanti alla tua patria, Tanto, che i tuoni assai suonan più bassi
   E fanno un gibbo, che si chiama Catria, Disotto al quale è consecrato un ermo, Che suol essere disposto a sola latria.
   Cosi ricominciommi il terzo sermo; E poi, continuando, disse: Quivi Al servizio di Dio mi fei si fermo,
   Che pur con cibi di liquor d'ulivi, Lievemente passava e caldi e gieli, Contento ne' pensier contemplativi.
   Render solea quel chiostro a questi cieli Fertilemente, ed ora è fatto vano, SI che tosto convien che si riveli.
   In quel loco fu' io Pier Damiano; E Pietro peccator fui nella casa Di Nostra Donna in sul lito adriano.
   Poca vita mortai m'era rimasa, Quando fui chiesto e tratto a quel cappello Che pur di male in peggio si travasa.
   Venne Cephas, e venne il gran vasello Dello Spirito Santo, magri e scalzi Prendendo il cibo di qualunque ostello.
   Or voglion quinci e quindi chi rincalzi Li moderni pastori, e chi li meni, Tanto son gravi, e chi diretro gli alzi.
   Copron dei manti lor gli palafreni, Si che due bestie van sott'una pelle: 0 Pazienzia, che tanto sostieni!
   A questa voce vid' io più fiammelle Di grado in grado scendere e girarsi, Ed ogni giro le facea più belle.
   Dintorno a questa vennero, e fermarsi, E fero un grido di si alto suono, Che non potrebbe qui assomigliarsi ;
   Nè io lo intesi, sì mi vinse il tuono.
   Un altro spirito (Canto ventesimosecondo) si fa avanti, ed è san Benedetto, il quale cosi parla di sè e dei suoi compagni:
   Quel monte, a cui Cassino è nella costa, Fu frequentato già in sulla cima Dalla gente ingannata e mal disposta.
   E io son quel che su vi portai prima Lo nome di Colui che in terra addusse La verità che tanto ci sublima;
   E tanta grazia sovra me rilusse, Ch'io ritrassi le ville circostanti Dall'empio culto che il mondo sedusse.
   Questi altri fuochi tutti contemplanti Uomini furo, accesi di quel caldo Che fa nascere i fiori e i frutti santi.