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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   i.a divina commedia. <1?3
   E parranno a ciascun l'opere sozze Del barba e del fratel, che tanto egregia Nazione, e due corone han fatte bozze.
   E quel di Portogallo, e di Norvegia Lì si conosceranno, e quel di Rascia Che mal ha visto il conio di Vinegia.
   0 beata Ungheria, se non si lascia Più malmenare! E beata Navarra, Se s'armasse del monte che la fascia'
   E creder dee ciascun che già per arra Di questo, Nicosia e Famagosta Per la lor bestia si lamenti e garra,
   Che dal fianco dell'altre non si scosta.
   L aquila torna a parlare (Canto ventesimo):
   Poscia cne i cari e lucidi lapilli, Ond'io vidi ingemmato il sesto lume, Poser silenzio agli angelici squilli,
   Udir mi parve un mormorar di fiume, Che scende chiaro giù di pietra in pietra Mostrando 1' ubertà del suo cacume.
   E come suono al collo della cetra Prende sua forma, e sì come al pertugio Della sampogna vento che penetra,
   Così, rimosso d'aspettare indugio, Quel mormorar dell'aquila salissi Su per lo collo, come fosse bugio.
   Fecesi voce quivi, e quindi uscissi Per lo suo becco in forma di parole, Quali aspettava il cuore ov'io le scrissi.
   Essa dà contezza al poeta dei beati onde si compone il suo occhio: David, Tra-jano, Ezechia, Costantino, Guglielmo il Buono, Rifeo trojano; egli spiega come due pagani, Trajano e Rifeo, potessero essere lassù.
   Danto sale al settimo cielo, di Saturno (Canto ventunesimo):
   Noi sem levati al settimo splendore, Che sotto il petto del Lione ardente Raggia mo misto giù del suo valore.
   Quivi il poeta vede una scala altissima, e un gran numero di splendori che salgono e discendono:
   Di color d'oro, in che raggio traluce, Yid'io uno scaleo eretto in suso Tanto che noi seguiva la mia luce.
   Vidi anche per li gradi scender giuso Tanti splendor, ch'io pensai ch'ogni lume, Che par nel ciel, quindi fo&se diffuso.
   E come, per lo naturai costume, Le pole insieme, al cominciar del giorno, Si muovono a scaldar le fredde piume;
   Poi altre vanno via senza ritorno, Altre rivolgon sè, onde son mosse, Ed altre roteando fan soggiorno.