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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   •122
   capitolo quindicesimo.
   E vidi scendere altre luci dove Era il colmo dell' M, e 11 quetarsi Cantando, credo, il Ben eli'a sè le muove.
   Poi, come nel percuoter de' ciocchi arsi Surgono iniiumerabili faville, Onde gli stolti sogliono augurarsi,
   Risurger parver quindi più di mille Luci, e salir qual assai, e qual poco, SI come il sol, che l'accende, sortille;
   E, quietata ciascuna in suo loco, La testa e il collo d'un'aquila vidi Rappresentare a quel distinto fuoco.
   Quei che dipinge 11 non ha chi il guidi, Ma esso guida, e da lui si rammenta Quella virtù eh'è forma per li nidi;
   L'altra beatitudo, che contenta, Pareva in prima d'ingigliarsi all'emme, Con poco moto seguitò la imprenta.
   0 dolce stella, quali e quante gemme Mi dimostraron che nostra giustizia Effetto sia del ciel che tu ingemme!
   Per ch'io prego la Mente, in che s'inizia Tuo moto e tua virtute, che rimiri Ond'esce il fummo che il tuo raggio vizia.
   L'aquila (Canto diciannovesimo), sebbene composta di molti spinti, parla come una persona:
   . . . io vidi, ed anche udii parlar lo rostro,
   E sonar nella voce ed Io e Mio,
   Quand'era nel concetto Noi e Nostro.
   Il poeta la prega a sciogliergli il dubbio intorno alla giustizia dei giudizi di Dio. E l'aquila rispondendo, coglie l'occasione di parlare dei cattivi re del tempo dell'Alighieri :
   Li si vedrà tra l'opere d'Alberto Quella che tosto moverà la penna, Per che il regno di Praga fia deserto.
   Lì si vedrà il duol che sopra Senna Induce, falseggiando la moneta, Quei che morrà di colpo di cotenna.
   Lì si vedrà la superbia ch'asseta, Che fa lo Scotto e l'Inghilese folle Sì, che non può soffrir dentro a sua meta.
   Vedrassi la lussuria e il viver molle Di quel di Spagna, e di quel di Buemme, Che mai valor non conobbe, nè volle.
   Vedrassi al Ciotto di Gerusalemme Segnata con un I la sua bontate, Quando il contrario segnerà un'emme.
   Vedrassi l'avarizia e la viltate Di quel che guarda l'isola del fuoco, Dove Anchise finì la lunga etate;
   E, a dare ad intender quanto è poco, La sua scrittura fìen lettere mozze, Che noteranno molto in parvo loro.