la divina commedia.
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Non se ne sono ancor le genti accorte, Per la novella età, che pur nove anni Son queste ruote intorno da lui torte.
Ma pria clie '1 Guasco l'alto Arrigo inganni, Parran faville della sua virtute In non curar d' argento nè d' atTanni.
Le sue magnificenze conosciute Saranno ancora sì, che i suoi nemici Non ne potran tener le lingue mute.
A lui t'aspetta ed a'suoi benefici; Per lui fia trasmutata molta gente, Cambiando condizion ricchi e meudicì.
E porterà' su scritto nella mente Di lui, ma noi dirai.... E disse cose Incredibili a quei che fia presente.
Cacciaguida esorta poi il poeta a ridire coraggiosamente tra i vivi quello che ha udito nel suo viaggio :
......rimossa ogni menzogna,
Tutta tua vision fa manifesta, E lascia pur grattar dov' è la rogna ;
Chè, se la voce tua sarà molesta Nel primo gusto, vital nutrimento Lascerà poi quando sarà digesta.
Questo tuo grido farà come vento, Che le più alte cime più percuote; E ciò non fia d'onor poco argomento.
Però ti son mostrate in queste ruote, Nel monte e nella valle dolorosa, Pur l'anime che son di fama note;
Chè l'animo di quel ch'ode, non posa, Nè ferma fede per esemplo eh' baia La sua radice incognita e nascosa,
Nè per altro argomento che non paia.
Vengono mostrati a Dante (Canto diciottesimo) altri spiriti gloriosi, Giosuè, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, Orlando, Guglielmo d'Oringa, Rinoardo, Goffredo Buglione, Roberto Guiscardo.
Il poeta si trova poi trasportato nella sfera di Giove:
Sì m' accors' io che il mio girare intorno Col cielo insieme avea cresciuto 1' arco ...
Quivi sono gli spiriti che amarono la giustizia, molti dei quali si compongono a lettere, si ordinano in parole, e formano di sè un'aquila.
Mostrarsi dunque in cinque volte sette Vocali e consonanti; ed io notai Le parti sì, come mi parver dette.
Diligiie jusiitiam, primai Fùr verbo e nome di tutto il dipinto; Qui judicaiis ierram, fùr sezzai.
Poscia nell' M del vocabol quinto Rimasero ordinate, si che Giove Pareva argento lì d'oro distinto.