420 capitolo quattordicesimo.
Con queste genti e con altre con esse, Vid' io Fiorenza in sì fatto riposo, Che non avea cagion onde piangesse.
Con queste genti vid' io glorioso E giusto il popol suo tanto, che il giglio Non era ad asta mai posto a ritroso,
Nè per division fatto vermiglio.
Dante domanda ancora a Cacciaguida (Canto diciassettesimo) che gli spieghi le parole che ha udite nel Purgatorio e neirInferno intorno alla sua vita futura
Mentre eh' i' era a Virgilio congiunto Su per lo monte che 1' anime cura, E discendendo nel mondo defunto,
Dette mi fùr di mia vita futura Parole gravi, avvegna eli' io mi senta Ben tetragono ai colpi di ventura.
Per che la voglia mia saria contenta D'intender qual fortuna mi s'appressa, Chè saetta previsa vien più lenta.
E Cacciaguida gli risponde:
Qual si parti Ippolito d'Atene Per la spietata e perfida noverca, Tal di Fiorenza partir ti conviene.
Questo si vuole, questo già si cerca, E tosto verrà fatto, a chi ciò pensa Là dove Cristo tutto dì si merca.
La colpa seguirà la parte offensa In grido, come suol : ma la vendetta Fia testimonio al ver che la dispensa.
Tu lascerai ogni cosa diletta Più caramente: e questo è quello strale Che l'arco dell'esilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale Lo pane altrui, e com'è duro calle Lo scendere e il salir per 1' altrui scale.
E quel che più ti graverà le spalle Sarà la compagnia malvagia e scempia, Con la qual tu cadrai in questa valle;
Che tutta ingrata, tutta matta ed empia Si farà contra te; ma poco appresso Ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.
Di sua bestialitate il suo processo Farà la prova, sì eh' a te fia bello Averti fatta parte per te stesso.
Lo primo tuo rifugio e '1 primo ostello Sarà la cortesia del gran Lombardo Che in su la scala porta il santo uccello:
Ch'avrà in te sì benigno riguardo, Che del fare e del chieder tra voi due Fia primo quel che tra gli altri è più tardo.
Con lui vedrai colui che impresso file, Nascendo, sì da questa stella forte, Che notabili fien l'opere sue.