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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   s.
   37(3 capitolo quattordicesimo.
   Ed avea in atto impressa està favella: Ecce (indila Dei, si propriamente Come figura in cera si suggella.
   11 trasporto dell'Arca santa, tra i sette cori, e David che andava innanzi danzando, e che
   . . . più e men che re era in quel caso.
   La storia della vedova e di Trajano imperatore.
   Mentre Dante si diletta a guardare
   L'imagini di tanto umilitadi,
   ecco giungere spiriti a passi radi; e sono i superbi puniti in quel balzo, e quas rannicchiati a terra, pei gran pesi che portano sulle spalle :
   Come per sostentar solaio o tetto, Per mensola talvolta una figura Si vede giunger le ginocchia al petto,
   La qual fa del non ver vera rancura Nascere in chi la vede; così fatti, Vid'io color, quando posi ben cura.
   Ver è che più e meno eran contratti Secondo ch'avean più e meno addosso: E qual più pazienza avea negli atti
   Piangendo parea dicer: più non posso.
   Quegli spiriti (Canto undicesimo) cantano una parafrasi del Pater noster.
   Virgilio si volge ad essi domandando
   . . . Da qual mano in ver la scala Si va più corto; e se c'è più d'un varco, Quel ne insegnate che men erto cala.
   Uno spirito risponde: venite con noi e troverete il passo;
   E s'io non fossi impedito dal sasso Che la cervice mia superba doma, Onde portar convienimi il viso basso,
   Codesti che ancor vive, e non si noma, Guardere' io, per veder s'io '1 conosco, E per farlo pietoso a questa soma.
   È questi Omberto Aldobrandesclii, il quale dice di sè:
   L'antico sangue e l'opere leggiadre De' miei maggior ini fér sì arrogante, Che non pensando alla comune madre,
   Ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante, Ch'io ne mori', come i Senesi sanno, E sallo in Campagnatico ogni fante.
   Un'altra di quelle ombre
   Si torse sotto il peso che lo impaccia,