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37(3 capitolo quattordicesimo.
Ed avea in atto impressa està favella: Ecce (indila Dei, si propriamente Come figura in cera si suggella.
11 trasporto dell'Arca santa, tra i sette cori, e David che andava innanzi danzando, e che
. . . più e men che re era in quel caso.
La storia della vedova e di Trajano imperatore.
Mentre Dante si diletta a guardare
L'imagini di tanto umilitadi,
ecco giungere spiriti a passi radi; e sono i superbi puniti in quel balzo, e quas rannicchiati a terra, pei gran pesi che portano sulle spalle :
Come per sostentar solaio o tetto, Per mensola talvolta una figura Si vede giunger le ginocchia al petto,
La qual fa del non ver vera rancura Nascere in chi la vede; così fatti, Vid'io color, quando posi ben cura.
Ver è che più e meno eran contratti Secondo ch'avean più e meno addosso: E qual più pazienza avea negli atti
Piangendo parea dicer: più non posso.
Quegli spiriti (Canto undicesimo) cantano una parafrasi del Pater noster.
Virgilio si volge ad essi domandando
. . . Da qual mano in ver la scala Si va più corto; e se c'è più d'un varco, Quel ne insegnate che men erto cala.
Uno spirito risponde: venite con noi e troverete il passo;
E s'io non fossi impedito dal sasso Che la cervice mia superba doma, Onde portar convienimi il viso basso,
Codesti che ancor vive, e non si noma, Guardere' io, per veder s'io '1 conosco, E per farlo pietoso a questa soma.
È questi Omberto Aldobrandesclii, il quale dice di sè:
L'antico sangue e l'opere leggiadre De' miei maggior ini fér sì arrogante, Che non pensando alla comune madre,
Ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante, Ch'io ne mori', come i Senesi sanno, E sallo in Campagnatico ogni fante.
Un'altra di quelle ombre
Si torse sotto il peso che lo impaccia,