t,a divina commedia.
375
Qui ti posò ; e pria mi dimostraro Gli occhi suoi belli quell'entrata aperta; Poi ella e '1 sonno ad una se n'andaro.
Dante vede una porta, con tre scalini di sotto, di colore diverso; ed un angiolo stava a guardia di essa,
Tal nella faccia, ch'io non lo soffersi.
Ed una spada nuda aveva in mano
Che rifletteva i raggi si ver noi. Ch'io dirizzava spesso il viso in vano.
Giunto alla porta, io, dice Dante,
Divoto mi gittai a' santi piedi; Misericordia chiesi, e ch'e'm'aprisse, Ma pria nel petto tre fiate mi diedi.
Sette P nella fronte mi descrisse Col punton della spada; e: fa che lavi Quando se' dentro queste piaghe, disse.
L'angelo trasse fuori due chiavi, una d'oro e l'altra d'argento, aprì,
Poi pinse l'uscio alla porta sacrata, Dicendo: entrate, ma facciovi accorti Che di fuor torna eh' indietro si guata.
Per una via stretta e tortuosa (Canto decimo) salgono i poeti:
Noi salivam per una pietra fessa, Che si moveva d'una e d'altra parte, Siccom'onda che fugge e che s'appressa ;
e giungono al primo balzo o ripiano circolare del Purgatorio,
Solingo più che strade per diserti;
e largo quanto
Misurrebbe in tre volte un corpo umano.
La ripa interna era di marmo bianco,
.......... ed adorno
D'intagli tai, che non pur Policleto, Ma la natura li avrebbe scorno.
Quegli intagli rappresentano esempi di umiltà:
L'angel che venne in terra col decreto Della molt'anni lagrimata pace, Ch'aperse '1 ciel dal suo lungo divieto,
Dinanzi a noi pareva si verace, Quivi intagliato in un atto soave, Che non sembiava immagine che tace.
Giurato si saria ch'ei dicesse: Ave; Però ch'ivi era immaginata quella Ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave.