382 capitolo quattordicesimo.
Sentendo fender l'aere alle verdi ali, Fuggfo '1 serpente; e gli angeli dier volta, Suso alle poste rivolando iguali.
Un'altra ombra si rivolge a Dante: Corrado Malaspina, ed a lui il poeta risponde:
Oh, diss'io lui, per li vostri paesi Giammai non fui; ma dove si diinora Per tutta Europa, cli'ei non sien palesi1?
La fama elle la vostra casa onora, Grida i signori e grida la contrada, Si clie ne sa clii non vi fu ancora.
Ed io vi giuro, s'io di sopra vada, Che vostra gente onrata non si sfregia Del pregio della borsa e della spada.
Uso e natura si la privilegia, Che, perchè '1 capo reo lo monda torca, Sola va dritta, e '1 mal cammin dispregia.
Ed egli: Or va; che '1 sol non si ricorca Sette volte nel letto, che '1 Montone Con tutti e quattro i pie copre ed inforca,
Che cotesta cortese opinione Ti fia chiovata in mezzo della festa Con maggior chiovi, che d'altrui sermone,
Se corso di giudicio non s'arresta.
Era vicina l'aurora (Canto nono), quando Dante s'addormentò. E dormendo ebDe una visione:
In sogno mi parea veder sospesa Un'aquila nel ciel con penne d'oro, Con l'ale aperte, ed a calare intesa.
Ed esser mi parea là dove fóro Abbandonati i suoi da Ganimede, Quando fu ratto al sommo concistoro.
Fra me pensava: forte questa fiede Pur qui per uso, e forse d'altro loco Disdegna di portarne suso in piede.
Poi mi parea che, roteata un poco, Terribil come folgor discendesse, E me rapisse suso infino al foco.
Ivi pareva ch'ella ed io ardesse; E sì l'incendio immaginato cosse, Che convenne che il sonno si rompesse.
Svegliatosi, si trova alla porta del Purgatorio; e Virgilio gli spiega cotne è stato portato lassù:
Dianzi, nell'alba che precede al giorno, Quando l'anima tua dentro dormia Sopra li fiori, onde laggiù è adorno,
Venne una donna, e disse: io son Lucia. Lasciatemi pigliar costui che dorme; Sì l'agevolerò per la sua via.
Sordel rimase, e l'altre gentil forme; Ella ti tolse, e come '1 dì fu chiaro, Sen venne suso, ed io per le su' orme.