t,a divina commedia.
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E se re dopo lui fosse rimaso Lo giovinetto che retro a lui siede, Bene andava '1 valor di vaso in vaso;
Che non si puote dir dell'altre rede. Jacomo e Federigo hanno i reami, Ma il retaggio miglior nessun possiede.
Rade volte risurge per li rami L'umana probitade: e questo vuole Quei che la dą, perchč da lui si chiami.
Anche al Nasuto vanno mie parole, Non men ch'all'altro, Pier, che con lui canta, Onde Puglia e Provenza gią si duole.
Tant'č del seme suo minor la pianta, Quanto pił che Beatrice e Margherita, Costanza di marito ancor si vanta.
Vedete il re della semplice vita Seder lą solo, Arrigo d'Inghilterra; Questi ha nei rami suoi migliore uscita.
Quel che pił basso tra costor s'atterra, Guardando in suso, č Guglielmo marchese, Per cui ed Alessandria e la sua guerra
Fa pianger Monferrato e Canavese.
Giunge la sera (Canto ottavo); una di quelle anime sorge, intuona l'inno Te lucis ante, e le altre lo continuano.
Intanto scendono dall'alto due angeli con spade di fuoco spuntate:
Ambo vegnon dal grembo di Maria, Disse Sordello, a guardia della valle, Per lo serpente che verrą via via.
I poeti si recano tra le grandi ombre, e tra esse Dante parla con Nino giudice di Gallura, un Visconti, gią amico di lui; il quale gli dice di raccomandare a Giovanna sua figlia di pregare per lui:
Quando sarai di lą dalle larghe onde, Di a Giovanna mia, che per me chiami Lą dove agli innocenti si risponde.
Non credo che la sua madre pił m'ami, Poscia che trasmutņ le bianche bende, Le qual convien che misera ancor brami.
Per lei assai di lieve si comprende Quanto in femmina fuoco d'amor dura, Se l'occhio o '1 tatto spesso noi raccende.
Mentre Dante parla con Virgilio, veggono arrivare il demonio, in forma di biscia:
Da quella parte onde non ha riparo La picciola valletta, era una biscia, Forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
Tra l'erba e i fior venia la mala striscia, Volgendo ad or ad or la testa, e '1 dosso Leccando come bestia che si liscia.
I due angeli spiegano il volo e la mettono in fuga:
Io noi vidi e perņ dicer noi posso, Come mosser gli astor celestiali; Ma vidi bene l'uno e l'altro mosso.