372 CAPITOLO QUATTORDICESIMO.
Si rivolgono quindi ad un'anima, che sola soletta verso loro riguardava, per pregarla di additar loro la via più tosta. Ed essa
. . . . di nostro paese e della vita Ci chiese. E '1 dolce duca incominciava: Mantova . . E l'ombra tutta in sè romita,
Surse ver lui del luogo ove pria stava, Dicendo: o Mantovano, io son Sordello Della tua terra. E l'un l'altro abbracciava.
Codesto atto d'amore detta a Dante la famosa invettiva:
Ahi, serva Italia, di dolore ostello . . .
la quale termina colle amare parole a Firenze:
Or ti fa lieta, che tu hai ben onde : Tu ricca, tu con pace, tu con senno; S'io dico '1 ver, l'effetto noi nasconde.
Atene e Lacedemona che fenno L'antiche leggi, e furon si civili, Fecero al viver bene un picciol cenno
Verso di te, che fai tanto sottili Provvedimenti, che a mezzo novembre Non giunge quel che tu d'ottobre fili.
Quante volte del tempo che rimembre, Legge, moneta e uficio e costume Hai tu mutato, e rinnovato membre!
E se ben ti ricorda, e vedi lume, Vedrai te somigliante a quella inferma Che non può trovar posa in sulle piume, Ma con dar volta suo dolore scherma.
Allorché Sordello (Canto settimo) sa che quegli che gli sta davanti è Virgilio, lo saluta con parole di profonda riverenza:
0 gloria de' Latin, disse, per cui Mostrò ciò che potea la lingua nostra; 0 pregio eterno del loco ond'io fui . . .
Essendo ormai il sole vicino al tramonto, e non potendosi di notte salire il monte, Sordello offre ai due poeti di condurli ad una vicina valletta, dove dimorano delle anime che
. . . . non senza diletto ti fìen note.
E prima le addita loro da un balzo vicino: Rodolfo d'Absburgo:
Ridolfo imperator fu, che potea Sanar le piaghe c'hanno Italia morta, Sì che tardi per altri si ricrea;
Ottachero, re di Boemia, che morì combattendo contro l'imperatore Rodolfo; Filippo III l'Ardito, detto Nasetto; Arrigo III re di Navarra:
Padre e suocero son del mal di Francia;
Pietro III re d'Aragona: