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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   t,a divina commedia. 371
   Tu te ne porti di costui l'eterno Per una lagrimetta clie il mi toglie; Ma io farò dell'altro altro governo.
   Ben sai come nell'aere si raccoglie Quell'umido vapor che in acqua riede, Tosto che sale dove il freddo il coglie.
   Giunse nel mal voler, che pur mal chiede Con l'intelletto, e mosse il fumo e il vento Per la virtù, che sua natura diede.
   Indi la valle, come il dì fu spento, Da Pratomagno al gran giogo coperse Di nebbia, e il ciel di sopra fece intento.
   Sì, che il pregno aere in acqua si converse: La pioggia cadde, ed ai fossati venne Di lei ciò che la terra non sofferse.
   E come a' rivi grandi si convenne, Ver lo fiume real tanto veloce Si ruinò, che nulla la ritenne.
   Lo corpo mio gelato in su la foce Trovò l'Archian rubesto; e quel sospinse Nell'Arno, e sciolse al mio petto la croce
   Ch'io fei di me, quando il dolor mi vinse: Voltommi per le ripe e per lo fondo, Poi di sua preda mi coperse e cinse.
   Parla ultimo lo spirito della Pia dei Tolomei.
   I due poeti incontrano appresso (Canto sesto) nello stesso balzo
   . . . . l'Aretin, che dalle braccia Fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte; E l'altro che annegò correndo in caccia;
   cioè Benincasa d'Arezzo e un Cione o Guccio Tarlati che annegò nell'Arno, inseguendo i nemici. Poi ancora,
   Federigo Novello, e quel da Pisa, Che fe' parer lo buon Marzucco forte.
   Vidi cont'Orso; e l'anima divisa Dal corpo suo per astio e per inveggia, Com'ei dicea, non per colpa cominisa,
   Pier dalla Broccia dico.....
   E questi sono: il figliuolo di Guido Novello dei conti Guidi del Casentino; Farinata figlio di Marzucco degli Scoringiani di Pisa; Orso degli Alberti, e Pierre La-brosse, che accusò la regina Maria di Brabante, di avere avvelenato il figlio di Filippo l'Ardito, e che poi, difesasi la regina, fu accusato lui dello stesso delitto, ed ucciso; onde il poeta soggiunge:
   .......e qui provefrgia,
   Mentrè di qua, la donna di Brabante, Si che però non sia di peggior greggia.
   Dante muove poi un dubbio a Virgilio sull'efficacia delle preghiere, e per quel verso dell'Eneide:
   Desine fata Deum fiecti sperare precando.