la divida commedia 363
Tra esse \ede i due fratelli Alessandro e Napoleone di Mangona, che si ucci-tero scambievolmente; e sente che ci sono Focaccia idei Cancellieri e Sassol Mascheroni fiorentino. Colui che gli parla è Alberto Camicione de'Pazzi, il quale dice di aspettare Carlino de' Pazzi maggior traditore di lui.
Proseguendo i poeti, entrano nell'Antenóra, dove sono i traditori della patria e del proprio partito :
.....passeggiando tra le teste,
Forte percossi '1 piè nel viso ad una.
Piangendo mi sgridò : perchè mi peste ? Se tu non vieni a crescer la vendetta Di Montaperti, perchè mi moleste ?
Era costui Bocca degli Abati fiorentino, che tradì i Guelfi alla battaglia di Montaperti ; il quale dice a Dante che con lui stanno nell'Antenóra Buoso da Duera di Cremona, che abbandonò a Guido di Monforte capitano di Carlo d'Angiò il passo di Parma che difendeva per Manfredi ; un Beccheria di Pavia ; Gianni dei Solda-nieri, traditore dei Ghibellini ; Ganellone (il noto personaggio dei Poemi Carolingi), e Tebaldello di Faenza, che apri segretamente una porta della città ai Bolognesi.
Noi eravam partiti già da elio, Ch' io vidi duo ghiacciati in una buca, Sì che l'un capo all'altro era cappello,
E come '1 pan per fame si manduca, Così '1 sovran gli denti all' altro pose, Là 've '1 cervel s'aggiunge con la nuca.
Erano questi (Canto trentesimoterzo) il Conte Ugolino e l'Arcivescovo Ruggeri.
Passano quindi i poeti nella Tolomea, dove sono i traditori degli amici :
Noi passamm' oltre, dove la gelata Ruvidamente un' altra gente fascia, Non volta in giù, ma tutta riversata.
Lo pianto stesso li pianger non lascia E '1 duol, che truova 'n su gli occhi rintoppo, Si volve in esso a far crescer l'ambascia :
Chè le lacrime prime fanno groppo, E sì come visiere di cristallo, Riempion, sotto '1 ciglio, tutto il còppo.
Uno di costoro domanda:
Levatemi dal viso i duri veli, SI ch'io sfoghi il dolor che '1 cor m'impregna, Un poco, pria che il pianto si raggeli.
Domandatogli chi sia, risponde :
.....io son frate Alberigo,
Io son quel delle frutta del mal orto, Che qui riprendo dattero per figo.
0, dissi lui, or se'tu ancor morto? Ed egli a me : come il mio corpo stea Nel mondo su, nulla scienza porto.
Cotal vantaggio ha questa Tolomea, Che spesse volte l'anima ci cade Innanzi ch'Atropòs mossa le dea.