i,a divina omukuia.
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. . . . cosa ch'io avrei paura, Senza pių pruova, di contarla solo;
Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia, Un busto senza capo andar, si come Andavan gli altri della trista greggia.
E '1 capo tronco tenea per le chiome Pesol con mano, a guisa di lanterna : E quei mirava noi e diceva: o me!
Di sč faceva a sō stesso lucerna : Ed eran due in uno, ed uno in due.
Era questi Bertran del Born ; il celebre trovatore, che coi suoi consigli inimicō tra loro il re d'Inghilterra e il suo figliuolo :
Io feci '1 padre e '1 figlio in sč ribelli
Perch'io partii cosi giunte persone, Partito porto il mio cerebro, lasso! Dal suo principio, eh' č 'n questo troncone. Cosi s' osserva in me lo contrappasso.
Tra i seminatori di scandali (Canto ventinovesimo) sta pure un parente di Dante, Geri del Belio.
Arrivano i poeti alla decima ed ultima bolgia, dove sono puniti i falsatori con piaghe e infermitā schifose:
Qual dolor fora, se degli spedali Di Yaldichiana, tra '1 luglio e '1 settembre, E di Maremma e di Sardegna i mali,
Fossero in una fossa tutti insembre ; Tal era quivi: e tal puzzo n'usciva Qual suole uscir dalle marcite membre.
Qual sovra il ventre e qual sovra le spalle L'un dell'altro giaceva ; e qual carpone Si trasmutava per lo tristo calle.
Dante \ede due di costoro appoggiati 1' uno all' altro,
Dal capo a' pič di schianze maculati ;
e vede che
. . . Ciascun menava spesso il morso Dell' unghie sovra sč, per la gran rabbia Del pizzicor che non ha pių soccorso.
Interrogati, uno di essi risponde di essere aretino, e di aver fatto professione di alchimia ; e 1' altro pure dice di essere stato alchimista, ed č Capocchio di Siena.
litri falsatori incontrano (Canto trentesimo) i poeti, e primi coloro che falsarono in sč altra persona, i quali corrono furiosamente per la fossa mordendo quelli nei quali s'incontrano:
. . . . io vidi due ombre smorte e nude. Che mordendo correvano a quel modo Che '1 porco, quando del porcil si schiude; IUrtoli. Letteratura italiana.