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capitolo dODi Ics imo.
E poi mi disse: tuo cor non sospetti ; Finor t'assolvo, e tu m'insegna fare SI come Penestrino in terra getti.
Lo ciel poss' io serrare e disserrare, Come tu sai; però son due le chiavi, Che il mio antecessor non ebbe care.
Allor mi pinser gli argomenti gravi La 've il tacer mi fu avvi.so il peggio E dissi : Padre, da che tu mi lavi
Di quel peccato ove mo cader deggio, Lunga promessa con l'attender corto Ti far;\ trionfar nell'alto seggio.
Per questo tristo consiglio, non gli valse alla morte l'assoluzione papale, ma venne il diavolo, e se lo portò con sè.
Giungono i poeti alla nona bolgia (Canto ventottesimo), dove sono pwii seminatori di scandali e di scismi
Chi porla mai pur con parole sciolte Dicer del sangue e delle piaghe appieno, Ch' io ora vidi, per narrar più volte?
11 primo che si presenta a Dante, è Maometto, il quale glj dice:
.....Or vedi, com'i' mi dilacco,
Vedi come storpiato è Macometto. Dinanzi a me sen va piangendo Ali, Fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
E tutti gli altri che tu vedi qui, Seminator di scandalo e di scisma Fur, vivi; e però son fessi cosi.
Un diavol è qua dietro, che n'accisma Sì crudelmente, al taglio della spada, Rimettendo ciascun di questa risma,
Quando avem volta la dolente strada ; Perocché le ferite son richiuse Prima eh' altri dinanzi gli rivada.
A Dante parla appresso Pier da Medicina, il quale gli addita Curio, che
........il dubitar sommerse
In Cesare, affermando che '1 fornito Sempre con danno l'attender sofferse.
Egli vede poi
. . . un eh' avea l'una e l'altra man mozza,
e lo sente gridare :
. . . Ricorderatti anche del Mosca, Che dissi, lasso! capo ha cosa fatta, Che fu '1 mal seme della gente tosca.
E vede appresso