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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   la divina commedia.
   359
   E dentro dalla lor fiamma si geme L'aguato del cavai, che fe' la porta Ond' uscì de'Romani il gentil seme;
   Piangevisi entro l'arte, per che morta Deidamia ancor si duol d'Achille, E del Palladio pena vi si porta.
   Dante mostra desiderio di parlare con essi; e Virgilio gli risponde:
   Lascia parlare a me, ch'io ho concetto Ciò che tu vuoi: eh'e' sarebbero schivi, Perch' ei fur Greci, forse del tuo detto.
   interrogati infatti,
   Lo maggior corno della fiamma antica Cominciò a crollarsi mormorando, Pur come quella cui vento affatica ;
   Indi la cima qua e là menando, Come fosse la lingua che parlasse, Gittò voce di fuori, e disse ....
   E Ulisse che parla e racconta dei suoi viaggi e della sua morte.
   Da un'altra fiamma (Canto ventisettesimo) esce un suono confuso, e quindi una voce che dice:
   . . . . 0 tu, a cui io drizzo La voce, e che parlavi mo lombardo, Dicendo: issa ten va, più non t'aizzo;
   Perch'io sia giunto forse alquanto tardo, Non t'incresca restare a parlar meco : Vedi che non incresce a me, ed ardo.
   Se tu pur mo in questo mondo cieco Caduto se' di quella dolce terra Latina, onde mia colpa tutta reco,
   Dimmi se i Romagnoli han pace o guerra ; Ch' io fui de'monti là intra Urbino E il giogo di ebe Tever si disserra.
   È questi Guido di Montefeltro, a cui Dante risponde delle condizioni di Romagna, e Guido poi racconta come fosse dannato per un consiglio dato a Bonifazio VIII.
   Lo principe de'nuovi Farisei Avendo guerra presso a Laterano, E non con Saracin nè con Giudei ;
   Chè ciascun suo nemico era cristiano, E nessuno era stato a vincer Acri, Nè mercatante in terra di Soldano;
   Nè sommo ufficio, nè ordini sacri Guardò in sè, nè in me quel capestro Che solea far li suoi cinti più macri.
   Ma come Costantin chiese Silvestro Dentro Siratti a guarir della lebbre, Così mi chiese questi per maestro
   A guarir della sua superba febbre: Dornandommi consiglio, ed io tacetti, Perchè le sue parole parver ebbre.