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capitolo dODi Ics imo.
Apri gii orecchi al mio annunzio, ed odi : Pistoja in pria di Neri si dimagra; Poi Fiorenza rinnuova genti e modi.
Tragge Marte vapor di Val di Magra, Ch'è di torbidi nuvoli involuto, E con tempesta impetuosa ed agra
Sopra Campo Picen fia combattuto ; Ond'ei repente spezzerà la nebbia, SI eli' ogni Bianco ne sarà feruto, E detto 1' bo, perchè doler ten debbia.
Dante impreca a Pistoja (Canto venticinquesimo):
Ah Pistoja, Pistoja, che non stanzi D'incenerarli, si che più non duri, Poi che'n mal far lo seme tuo avanzi1?
Egli vede poi un Centauro con infinite bisce sulla groppa, e un drago sulla parte posteriore del capo, che insegue Vanni Fucci, e che era Caco.
Vede appresso tre spiriti venir verso loro, che sono tre Fiorentini, Agnolo Bru-nelleschi, Buoso dei Donati, o come altri crede, degli Abati, e Puccio Sciancato de' Galigai; due de'quali morsi da serpenti, si trasformano in questi, e i serpanti 'i uomini.
Com'io tenea levate in lor le ciglia, Ed un serpente con sei piè si lancia, Dinanzi all'uno, e tutto a lui s'appiglia.
Co' piè di mezzo gli avvinse la pancia, E con gli anterior le braccia prese, Poi gli addentò e l'una e l'altra guancia.
Gli diretani alle cosce distese, E misegli la coda tr' ambedue, E dietro per le ren su la ritese.
Ellera abbarbicata mai non fue Ad alber sì, come l'orribil fiera Per l'altrui membra avviticchiò le sue :
Poi s' appiccàr, come di calda cera Fossero stati, e mischiàr lor colore, Nè l'un nè l'altro già parea quel ch'era:
Come procede innanzi dall'ardore Per lo papiro suso un color bruno, Che non è nero ancora, e il bianco muore.
Dopo alcune parole di sdegno contro Firenze (Canto ventiseiesimo), i poeti arrivano alla bolgia ottava, dove stanno i consiglieri fraudolenti, ognuno in una fiamma :
Di tante fiamme tutta risplendea L'ottava bolgia, sì com'io m'accorsi, Tosto che fui là 've il fondo parea.
Una sola di quelle fiamme è divisa di sopra, è cornuta, e
. . . là entro si martira Ulisse e Diomede, e cosi insieme Alla vendetta corrori come all'ira ;