la divina commedia. 357
Dopo una comica scena tra i diavoli e Ciampolo, i due poeti proseguono soli 1 loro cammino (Canto ventitreesimo) ; e per timore dei diavoli che li inseguivano, Virgilio si prende Dante sul petto,
E giù dal collo della ripa dura Supin si diede alla pendente roccia Che l'un de' lati all'altra bolgia tura.
Nella bolgia sesta trovano gli ipocriti:
Laggiù trovammo una gente dipinta, Che gira intorno assai con lenti passi, Piangendo, e nel sembiante stanca e vinta.
Egli avean cappe, con cappucci bassi Davanti agli occhi, fatte della taglia Che per li monaci in Cotogna fassi.
Di fuor dorate son, sì eh' egli abbaglia, Ma dentro tutte piombo, e gravi tanto Che Federigo le mettea di paglia.
Fra essi Dante parla con due Frati Godenti, Catalano de'Malavolti e Loderingo degli Andalò, che erano stati potestà di Firenze; e vede poi
Un crocifisso in terra con tre pali,
che era Caifasso.
Usciti i due poeti con estrema fatica dalla sesta bolgia, seguitano a camminare per lo scoglio (Canto ventiquattresimo), e arrivano alla bolgia settima, dove stanno i ladri.
In essa dice Dante :
E vidivi entro terribile stipa Di serpeni , e di sì diversa mena, Che la memoria il sangue ancor mi scipa.
Fra questa cruda e tristissima copia Correvan genti nude e spaventate, Senza sperar pertugio o elitropia.
Con serpi le man dietro avean legate : Quelle ficcavan per le ren la coda E il capo, ed eran dinanzi aggroppate.
Quando un serpe li mordeva, i peccatori si accendevano, bruciavano, e diventavano cenere, e poi dalla loro cenere risorgevano :
E poi che fu a terra sì distrutto, La cener si raccolse per sè stessa, E in quel medesmo ritornò di butto.
Dante parla con Vanni Fucci di Pistoja, che fu
Ladro alla sagrestia de'belli arredi.
E questi gli predice la sconfìtta dei Bianchi;