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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   35-1 capitolo trkdicesimo.
   o questi sono il grammatico latino Prisciano, Francesco d'Accorso giureconsulto, e Andrea de' Mozzi vescovo di Firenze.
   Altri violenti contro la natura incontra Dante presso al punto del terzo girone dal quale Flegetonte si getta nel Cerchio ottavo (Canto sedicesimo): Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi, Jacopo Rusticucci. Essi domandano al poeta:
   Cortesia e valor di se dimora Nella nostra città, si come suole, 0 se del tutto se n'è gito fuora.
   Ed egli risponde :
   La gente nuova e i subiti guadagni Orgoglio e dismisura han generata, Fiorenza, in te, si che tu già ten piagni.
   Virgilio e Dante giungono al luogo dove Flegetonte precipita da una ripa discoscesa. Virgilio getta giù una corda che Dante aveva cinta intorno, ed ecco
   Venir nuotando una figura in suso Meravigliosa ad ogni cuor sicuro.
   È Gerione (Canto diciassettesimo), immagine della frode:
   Ecco la fiera con la coda aguzza, Che passa monti, e rompe muri ed armi, Ecco colei che tutto il mondo appuzza.
   La faccia sua era faccia d'uom giusto, Tanto benigna avea di fuor la pelle, E d'un serpente tutto l'altro fusto.
   Virgilio manda Dante solo a vedere gli altri dannati di quel girone, che sono gli usurai, e tra questi riconosce un Gianfigliacci ed un Ubbriachi fiorentini, uno Scrovigni padovano, e sente che presto sarà tra loro Vitaliano del Dente, e che aspettano pure Giovanni Buiamonte, il più grande usuraio che fosse a quei tempi a Firenze.
   I due poeti salgono poi sulle spalle di Gerione, che comincia a discendere. La fiera
   sen va notando lenta lenta, Ruota e discende, ma non me n'accorgo, Se non eh' al viso e di sotto mi venta.
   Postili al fondo, dileguasi.
   Siamo nell'ottavo Cerchio, che è detto Malebolge (Canto diciottesimo), diviso in dieci bolge e che ha in mezzo un gran pozzo. Nella prima bolgia stanno i seduttor di donne e i ruffiani, sferzati dai demoni. Fra essi Dante riconosce Venedico Cao-cianimico, il quale, sebben con vergogna, confessa:
   Io fui colui che la Ghisola bella Condussi a far la voglia del marchese, Come che suoni la sconcia novella ;
   e gli (lice che con lui stanno molti altri Bolognesi. Fra i seduttori Virgilio insegna a Dante Giasone.