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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   la divina commedia. .°.53
   Presomi allor la mia scorta per mano, E menorami al cespuglio che piangea, Per le rotture sanguinanti, invano.
   Erano costoro un Senese e un Padovano, scialacquatori delle proprie sostanze; e un Fiorentino, Rocco de' Mozzi, che erasi impiccato.
   Si arriva al girone terzo ^Canto quattordicesimo), dove sono puniti quelli che commisero violenze contro Dio, contro la natura, contro l'arte. È uua landa deserta sulla quale
   d'un cader lento Piovean di fuoco dilatate falde, Come di neve in alpe senza vento ;
   e sotto quell'eterna pioggia di fuoco
   la rena s'accendea, com'esca Sotto '1 focile, a doppiar Io dolore.
   Primo a comparire sulla scena è Capaneo,
   quel grande che non par che curi L'incendio, e giace dispettoso e torto Si, che la pioggia non par che '1 maturi.
   Giungono a Flegetonte, di cui Virgilio spiega a Dante l'origine.
   Seguitando i due poeti il loro cammino (Canto quindicesimo) sul margine della landa infuocata, incontrano una schiera d'anime, che sono de'violenti contro la natura. Dante è riconosciuto dal suo maestro Brunetto Latini, che è fra costoro. E sulle labbra di lui pone Dante la celebre invettiva coutro Firenze:
   Ma quell'ingrato popolo maligno Che discese da Fiesole ab antico, E tiene ancor del monte e del macigno,
   Ti si farà, per tuo ben far, nimico, Ed a ragion, chè tra li lazzi sorbi Si disconvien fruttare al dolce fico.
   Vecchia fama nel mondo li chiama orbi, Gente avara, invidiosa e superba: Da' lor costumi fa che tu ti forbì.
   La tua fortuna tanto onor ti serba, Che l'una parte e l'altra avranno fame Di te, ma lungi fia dal becco l'erba.
   Faccian le bestie fiesolane strame Di lor medesme, e non tocchin la pianta, S'alcuna sorge ancor nel lor letame,
   In cui riviva la semenza santa Di quei Roman che vi rimaser quando Fu fatto il nido di malizia tanta.
   Brunetto accenna poi a Dante alcuni dei suoi compagni che, dice,
   tutti fur cherci E letterati grandi e di gran fama, D'un medesmo peccato al mondo lerci;
   Bautoli. Letteratura italiana. 4 >