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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   350
   CAPITOLO TREDICESIMO
   Fra i dannati del terzo Cerchio Dante trova Ciacco fiorentino, il quale gli predice quello che accadrà a Firenze :
   ..... Dopo lunga tenzone
   Verranno al sangue, e la parte selvaggia Caccerà l'altra con molta offensione.
   Poi appresso convien che questa caggia, Infra tre soli, e che l'altra sormonti Con la forza di tal che testé piaggia.
   Alto terrà lungo tempo le fronti, Tenendo l'altra sotto gravi pesi, Come che di ciò pianga, e che n'adonti.
   Giusti son duo, ma non vi sono intesi: Superbia, invidia ed avarizia sono Le tre faville c'hanno i cuori accesi.
   Dante domanda poi a Ciacco di Farinata degli Uberti, del Tegghiaio Aldobrandi degli Adimari, di Jacopo Rusticucci, di Arrigo Fisanti, e del Mosca de'Lamberti; e Ciacco risponde
   . . . . Ei son tra l'anime più nere, Diversa colpa giù gli aggrava al fondo: Se tanto scendi, gli potrai vedere.
   E li vide infatti.
   Sull'ingresso del quarto Cerchio (Canto settimo) sta Pluto, che anch' esso tenta (sebbene inutilmente) d'impedire il viaggio dei due poeti. Quivi stanno i prodighi e gli avari,
   Voltando pesi per forza di poppa.
   Dante non può riconoscerne alcuno, ma Virgilio gli dice che tra essi molti
   . . Fur cherci, che non han coperchio Piloso al capo, e papi e cardinali, In cui usò avarizia il suo soperchio.
   I poeti traversano il quarto Cerchio, e giungono alla palude Stigia, dove, dice Dante,
   Vidi genti fangose in quel pantano, Ignude tutte e con sembiante offeso.
   Sono questi gli iracondi, i quali
   . . . . si percotean non pur con mano, Ma con la testa, e col petto e co' piedi, Troncandosi co' denti a brano a brano.
   E sotto di essi, tuffati nel fango, stanno gli accidiosi:
   Fitti nel limo dicon : tristi fummo Nell'aer dolce che dal sol s'allegra, Portando dentro accidioso fummo.
   Or ci attristiam nella belletta negra. Quest'inno si gorgoglian nella strozza, Chè dir noi posson cou parola integra. I due poeti arrivano ai piedi d'un'alta torre, in cima alla quale scorgono duo fiammelle,
   Ed un'altra da lungi render cenno.