LA DIVINA COMMEDIA. 319
Dopo che Virgilio gli ha raccontata la discesa che vi lece Cristo, per liberare le anime di Adamo, di Abele, di Mose, di Abramo, di David e d'altri ; Dante sente una voce che diceva:
Onorate l'altissimo poeta;
e vede venire verso lui quattro grand'ombre, che sono Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, i quali prima si volgono a lui con salutevol cenno,
E più d'onore ancora assai mi fenno, Ch'essi mi fecer della loro schiera, Sì ch'io fui sesto tra cotanto senno.
Con essi entra in un nobile castello, cerchiato sette volte d'alte mura, difeso da un bel fiume, e là vede gli spiriti magni di Elettra (la madre del fondatore di Troja), di Ettore, di Enea e di Cesare ; vede Cammilla e Pentesilea, il re Latino e Lavinia, Bruto che cacciò Tarquinio, Marzia e Corniglia, e appartato dagli altri vede il Saladino. Vede poi Aristotile:
Poi che innalzai un poco più le ciglia, Vidi il maestro di color che sanno Seder tra filosofica famiglia.
E vicini a lui Socrate e Platone. Poi Democrito, Diogene, Anassagora, Talete, Empedocle, Eraclito, Zenone, Dioscoride, Orfeo, Cicerone, Livio, Seneca, Euclide, To-ottìab, Ippocrate, Avicenna, Galieno, Averrois.
Co! Canto quinto entriamo nel secondo Cerchio, sull'ingresso del quale sta Minos giudice. Quivi sono puniti i lussuriosi,
. . . in luogo d'ogni luce muto, Che mugghia come fa mar per tempesta, Se da contrari venti è combattuto.
La bufera internai che mai non resta, Mena gli spirti con la sua rapina, Voltando e percuotendo gli molesta.
Fra costoro Virgilio addita a Dante Semiramide, Didone, Elena, Achille , Paride, Tristano. Dopo di che segue il noto episodio di Francesca da Rimini.
Dante cade come corpo morto, e ritornato in sè, lo troviamo, al Canto sesto, Qél terzo Cerchio, dove stanno i golosi. Quivi
Grandine grossa ed acqua tinta e neve Per l'aer tenebroso si riversa : Pute la terra che questo riceve.
Cerbero, fiera crudele e diversa, Con tre gole caninamente latra Sovra la gente che quivi è sommersa.
Gli occhi ha vermigli, e la barba unta ed atra, E'1 ventre largo ed unghiate le mani: Graffia gli spirti, gli scuoia ed isquatra.
Cerbero, scorgendo i due poeti, apri le bocche e mostrò contr'essi le zanne. Ma si acquietò appena Virgilio
Prese la terra, e con piene le pugna La gettò dentro alle bramose canne,