la divina commedia. 347
e così farà finché non venga il Veltro, « che la farà morir di doglia », e che sarà la salute d'Italia. E gli propone il viaggio per i tre mondi oltreumani. Egli lo accompagnerà per l'inferno e il purgatorio; un'Anima più degna (Beatrice) gli sarà guida al paradiso. Dante accetta di compiere il terribile viaggio; e i due poeti si pongono in cammino. Qui termina il primo canto, che è come l'introduzione generale a tutto il poema.
Al cominciare del secondo, siamo vicini alla sera :
Lo giorno se n'andava e l'aer bruno Toglieva gli animai, che sono in terra, Alle fatiche loro ....
Dante è preso da un senso di sgomento; innanzi di proseguire, vuole che Virgilio si assicuri meglio della sua virtù :
Guarda la mia virtù, s* eli' ò possente, Prima che all' alto passo tu mi lìdi ;
e gli dice: si intende perchè Enea (eletto nel cielo a padre di Roma) potesse discendere all' inferno; s'intende perchè potesse discendervi san Paolo; ma
Io non Enea, io non Paolo sono ; a me chi concede quel viaggio ?
Virgilio lo rimprovera di viltà; e gli dice poi, ch'egli era nel limbo quando fu chiamato da una donna beata e bella, la quale gli disse di correre in aiuto di lui amarrato nella deserta piaggia:
I' son Beatrice che ti faccio andare, Vegno di loco ove tornar desio, Amor mi mosse che mi fa parlare.
Cosi ella disse, ed a lei rispose il poeta, già impaziente di obbedirla: ma come non ti guardi tu di scendere quaggiù dal cielo ? E Beatrice , dopo aver detto che la miseria umana più non la tocca, prosegue narrando che una donna gentile nel cielo, mossa a pietà di Dante, si volse a Lucia perchè lo soccorresse; e Lucia a lei, dicendole:
Che non soccorri quei che t' amò tanto, Ch' uscio per te della volgare schiera ?
Ed io allora
Venni quaggiù dal mio beato scanno, Fidandomi nel tuo parlare onesto Ch' onora te e quei eh' udito l'hanno.
Se dunque, seguita Virgilio, tre donne benedette curano di te in cielo, di che hai timore?
L'ardire ritorna al poeta, ed egli, guidato dal suo duca e maestro, entra .....per lo cammino alto e silvestre.
Col principio del terzo canto ci troviamo davanti alla porta dell' inferno, sulla quale Dante legge :
Per me si va nella città dolente, Per me si va nell'eterno dolore, Per me si va tra la perduta gente.