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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO TREDICESIMO
   LA DIVINA CO?TMEDIA
   L' Inferno.
   La Divina Commedia è la epopea dell' età di mezzo, ossia la narrazione delle idee religiose, morali e politiche di quella epoca, e la realizzazione poetica di tutto il mondo medievale.
   Che a dar forma esteriore a questo grande concetto Dante scegliesse la Visione, è naturalissimo; ciò anzi rientra direttamente nel carattere della sua ita. Sarebbe inutile fermarsi a provare un fatto, già da altri largamente dimostrato (1). L'azione del poema comincia fra il 3 e il 4 d'aprile dell'anno 1299 (2). Diamo il contenuto della Cantica.
   Nel mezzo della vita, ossia nel suo trentacinquesimo anno, Dante si smarrisce in una selva, che desta in lui la più terribile paura. Giunge ai piedi di un colle illuminato dal sole; e dopo essersi riposato, riprende la via perla piaggia deserta. Quando ecco farglisi incontro tre belve: una lonza che gli impedisce il cammino, un leone che va contro lui
   Con la test'alta e con rabbiosa fame, Si che parea che 1' aer ne temesse;
   ed una lupa che gli fa perdere la speranza di giungere alla cima del colle, che anzi lo risospinge in basso.
   Mentre eh' egli « ruinava in basso loco », gli si presenta « nel gran diserto » Virgilio; e Dante gli rivolge quelle parole famose:
   0 degli altri poeti onore e lume, Vagliami '1 lungo studio e '1 grande amore Che m'lian fatto cercar lo tuo volume.
   Tu se' lo mio maestro e lo mio autore, Tu se' solo colui, da cui io tolsi Lo bello stile che m'lia fatto onore.
   Virgilio gli dice che deve tenere altra strada se vuole scampare da quel luogo selvaggio; perchè la lupa non lascia passare alcuno per la sua via,
   Ma tanto lo impedisce che l'uccide;
   (1) Si consulti il recente libro del Prof. D'Ancona I Precursori di Dante, dove si troverà un'ampia storia delle Visioni del medio evo.
   (2) Le opinioni anche intorno a ciò sono discordi; ma io accetto questa, che mi pare molto bene dimostrata dal Minich nella sua Appendice alle considerazioni sulla sintesi della Div. Commedia.