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CAI-ITOLO DODICESIMO.
Dunque se questa mia materia è buona,
Como ciascun ragiona,
Sarà virtude o con virtù s'annoda.
Al gran pianeta è tutta smagliante Che da levante
Avante — infino a tanto che s' asconde, Con li bei raggi infonde Vita e virtù quaggiuso Nella materia si, com'è disposta: E questa, disdegnosa di cotante Persone, quante
Sembiante — portan d'uomo, e non risponde
Il lor frutto alle fronde,
Per lo mal c' hanno in uso,
Simili beni al cor gentile accosta;
Che in donar vita è tosta
Col bel sollazzo e co'begli atti nuovi,
Ch'ognora par che trovi;
E virtù per esempio ha chi lei piglia.
0 falsi cavalier, malvagi e rei,
Nemici di costei,
Ch' al prence delle stelle s'assomiglia.
Dona e riceve l'uom, cui questa vuole: Mai non sen duole;
Nè '1 sole — per donar luce alle stelle,
Nè per prender da elle
Nel suo effetto aiuto;
Ma l'uno e l'altro in ciò diletto tragge.
Già non s'induce ad ira per parole,
Ma quelle sole
Ricòle — che son buone; e sue novelle
Tutte quante son belle.
Per sè è car tenuto
E desiato da persone sagge,
Che dell'altre selvagge
Cotanto lode quanto biasmo prezza:
Per nessuna grandezza
Monta in orgoglio; ma quando gl'incontra,
Che sua franchezza gli convien mostrare,
Quivi si fa laudare:
Color che vivon, fanno tutti contra.
Ci sia permesso ripetere anche una volta che questa non è più poesia, ma piuttosto un lungo sillogizzare sopra un argomento morale, dove il dolce stil nuovo sembra tornato indietro, dove piuttosto il poeta sembra che si ravvicini a Guitton® e al Guinicelli.
Chi direbbe che fossero di Dante versi come questi1?
Ed io che son costante più che pietra In ubbidirti per beltà di donna, Porto nascosto il colpo della pietra, Che t'avesse nojato lungo tempo: Talché mi giunse al core, ov'io son pietra.